La base del Movimento 5 Stelle ha chiuso a Milano il percorso di Nova per la costruzione del programma con un verdetto netto sulla politica estera: il 91,7% dei votanti ha detto no al «continuare a inviare armi» all'Ucraina, perché questa scelta «allontana la pace». Il dato, ampiamente previsto, è il punto più delicato del percorso perché segna la distanza maggiore con il Partito Democratico e con le forze di centro del centrosinistra, oltre che con il Pse in Europa.

Le altre votazioni confermano la linea. Il 94,1% dei partecipanti ha respinto il piano di riarmo europeo e il 91,8% si è detto contrario all'aumento della spesa per la difesa. Il risultato è stato commentato con ironia dal dem Filippo Sensi, che ha paragonato la percentuale a quella che «riporterà Russia Unita alle elezioni». Il leader del M5S, Giuseppe Conte, nel discorso di chiusura ha rivendicato la scelta senza margini di trattativa: sui contenuti politici «non indietreggeremo di un millimetro, sia chiaro!». Ha precisato di non avere «ambizioni personali» né di voler mettere un'ipoteca su chi andrà a Palazzo Chigi, ma ha fissato le condizioni: «È il momento di una politica radicalmente e autenticamente progressista». Per il governo Meloni, ha aggiunto, «esiste solo riarmo e chi sta facendo affari in quel settore. Oggi siamo costretti a essere radicali, non c'è possibilità di compromesso».

La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha evitato lo scontro. Intervenuta a Parma per il Festival Open, ha detto di aver guardato con attenzione ciò che è emerso dal percorso del M5S e di avervi ritrovato «molte cose condivisibili, se non sovrapponibili». Sui punti di disaccordo, ha aggiunto, «discuteremo». La posizione di Conte, però, non sembra orientata al compromesso immediato. Ha rilanciato il nome della coalizione proposta ai partner del campo largo: «L'alleanza dei progressisti si chiami Alleanza per la Costituzione». E ha avvertito: «Dobbiamo diffidare di chi vi vorrebbe a casa. Chi ha sempre comandato nell'opacità vi vuole a casa, chiusi nell'astensione».

Il voto ha fatto emergere anche la natura duplice dell'elettorato del Movimento. Su alcuni temi i votanti si sono divisi. Il voto ai sedicenni, contenuto nel capitolo «Un patto generazionale», ha raccolto 979 sì (52,35%) contro 891 no (47,65%). Lo ius scholae, la cittadinanza italiana a chi conclude un percorso scolastico, ha ottenuto l'89,36% di sì e il 10,64% di no. La proposta di istituire un «Ministero per le politiche migratorie» che gestisca «gli ingressi, l'accoglienza, l'integrazione e i rimpatri» ha invece riscosso un consenso quasi plebiscitario: 95,9% di sì. Ancora più alto il favore per superare il principio che lascia tutto il peso ai Paesi di primo arrivo e imporre una redistribuzione obbligatoria tra gli Stati europei: 98,7% di sì.

Sui diritti le divisioni sono più marcate. La proposta di «riconoscere e tutelare le famiglie e i legami affettivi già esistenti, mettendo al centro l'interesse dei bambini» ha ottenuto l'84,28% di sì e il 15,72% di no. La depenalizzazione della coltivazione domestica della cannabis ha raccolto l'84,48% di sì e il 15,52% di no. Il «reddito di base per chi lavora nella cultura» da 1.000 euro al mese è stato approvato dal 76,52%, con il 23,48% contrario. Il «capitale di partenza per i giovani che compiono 18 anni» da 15.000 euro ha ottenuto il 78,4% di sì e il 21,6% di no.

Il quadro che emerge è quello di un elettorato vicino alle posizioni della sinistra più radicale sulla politica estera, ma non lontano dalla destra su immigrazione e diritti. La giornata di Milano è stata anche il trampolino di lancio di Conte in vista delle primarie del centrosinistra. Accolto da un'ovazione, ha rivendicato il percorso partecipato: «Siete consapevoli che abbiamo realizzato un progetto rivoluzionario? Mai successo in Italia e nemmeno nel mondo». Ha poi ribadito che nessuno potrà chiedere al M5S di andare al governo «per proseguire la politica internazionale del governo Meloni». Su Israele è stato duro: «Chi compie un genocidio non sarà mai nostro amico». Applausi sono arrivati da Chiara Appendino, che ha sostenuto la linea: «No alla folle corsa al riarmo. Il campo progressista può costruire il futuro solo se sceglie di essere testardamente radicale e alternativo a questa destra».

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Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.