La società non può rivolgersi ai giovani con indifferenza né, peggio, con «meschina sottovalutazione». È l'appello che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rivolto durante la cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell'Ordine «Al Merito del Lavoro» ai Cavalieri del Lavoro nominati il 2 giugno 2026, svoltasi al Quirinale. Un intervento centrato sul rapporto tra istituzioni, imprese e nuove generazioni, ma che ha toccato anche i nodi strutturali dell'economia italiana e il ruolo dell'Unione europea.
Secondo il capo dello Stato serve «uno sguardo di ampia visione» che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate per farsi carico del malessere e del senso di insicurezza per il futuro che i giovani avvertono, insieme al timore di asservimento o di emarginazione. Una riflessione che Mattarella ha collocato esplicitamente nel contesto attuale, definito «tempi così tumultuosi e incerti».
Il presidente ha qualificato la questione giovanile come «una questione sociale», una priorità che deve vedere coinvolte istituzioni sensibili e tutte le forze della società. Il tema, ha aggiunto, influisce anche sulla nascita di nuove imprese. Su questo fronte Mattarella ha registrato un dato positivo: il 2025 si è chiuso con un saldo positivo nella creazione di imprese, definito «un segnale incoraggiante».
Le imprese, ha proseguito il capo dello Stato, generano valore ma non fanno tutto da sole: hanno bisogno di un terreno fertile in cui far maturare i progetti. Centrale, in questa prospettiva, è il capitale umano, costituito da persone poste nelle condizioni di esprimersi al meglio e di essere libere dal bisogno.
Mattarella ha poi richiamato l'attenzione degli imprenditori sulla necessità di visioni lungimiranti di fronte ai fattori esogeni e al loro impatto. In caso contrario, ha avvertito, i fattori di vulnerabilità dell'economia italiana messi in evidenza recentemente dal Centro studi di Confindustria — dal costo dell'energia all'inflazione, dai bassi salari al deficit complessivo di produttività — sono destinati a produrre effetti pesantemente negativi.
La prospettiva indicata dal presidente della Repubblica è quella europea, anche sul piano delle dimensioni. È la crescente integrazione dell'Unione europea, ha affermato, la chiave della crescita di competitività, della difesa e del potenziamento di una civiltà i cui valori oggi appaiono minacciati. Un processo, ha aggiunto rivolgendosi agli imprenditori presenti, che le loro aziende avvertono e nel quale sono parte dirigente. L'Europa, ha concluso, «è cultura, coscienza, ideali, e si nutre dei motori che la spingono dall'interno delle società e delle economie».
Nel corso della stessa cerimonia Mattarella ha anche sottolineato il valore dell'impresa diffusa, motore dello sviluppo delle comunità e contrasto sostanziale allo spopolamento e alla rarefazione dei servizi che caratterizzano le aree interne del Paese. Un fenomeno, ha osservato, fatto di «effetti distruttivi» che occorre contrastare con politiche efficaci. Il lavoro, ha ricordato, è base della comunità e trova fondamento nei valori costituzionali: dall'iniziativa e dalla libertà e solidarietà è nato, a suo giudizio, il percorso di ottant'anni di vita della Repubblica, che ha reso l'Italia del dopoguerra protagonista a livello mondiale.
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