Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la nuova legge elettorale, ribattezzata «Stabilicum», poco più di un giorno dopo l'approvazione definitiva da parte della Camera. La firma del capo dello Stato scioglie le incertezze che avevano accompagnato le ultime ore di attesa, alimentate soprattutto da chi sperava in un intervento del Quirinale per bloccare la riforma voluta dalla maggioranza guidata da Giorgia Meloni.

Il provvedimento, intitolato «Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica», era stato approvato giovedì 8 ottobre a Montecitorio a scrutinio segreto con 227 voti favorevoli, 164 contrari e nessun astenuto. La promulgazione rappresenta un passaggio istituzionale previsto dall'ordinamento e non costituisce una valutazione politica sul merito della riforma.

Secondo quanto previsto dall'articolo 74 della Costituzione, il presidente della Repubblica può rinviare alle Camere una legge con un messaggio motivato qualora ritenga opportuno segnalare possibili problemi di costituzionalità o altre criticità. In questo caso, la promulgazione è stata preceduta da un esame del testo alla luce dei principi costituzionali. Va ricordato, tuttavia, che il rinvio parlamentare non garantisce che una legge venga definitivamente fermata: se le Camere approvano nuovamente il provvedimento, anche senza modificarne il contenuto o recepire le osservazioni del Quirinale, il presidente della Repubblica è tenuto a promulgarlo.

La nuova legge elettorale rappresenta lo strumento con cui la presidente del Consiglio punta a rafforzare le prospettive di una legislatura stabile anche dopo il ritorno alle urne previsto nel 2027. La maggioranza considera la riforma un tassello decisivo per garantire continuità di governo e ridurre il rischio di instabilità politica. Le opposizioni, dal canto loro, avevano chiesto un intervento del capo dello Stato per bloccare un testo giudicato penalizzante per il pluralismo.

Con la firma di Mattarella, il provvedimento entra ufficialmente nell'ordinamento. Resta ora da sciogliere il nodo del giudizio della Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della riforma. Il verdetto della Consulta sarà decisivo per stabilire se la legge potrà essere applicata alle prossime elezioni politiche o se dovrà essere modificata. La promulgazione, dunque, non chiude il percorso della riforma, ma ne segna una tappa fondamentale, aprendo una nuova fase di confronto istituzionale.

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Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.