La presidente del Consiglio Giorgia Meloni esclude di voler diventare presidente della Repubblica e dichiara di puntare a concludere la legislatura e a ottenere la conferma alla guida del governo. Lo afferma in un passaggio del nuovo libro di Bruno Vespa, «Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein», in uscita per Mondadori-Rai Libri, dove la premier chiarisce le proprie intenzioni in vista della fine del mandato.
«Sono totalmente concentrata a chiudere bene questo mandato e a chiedere agli italiani di confermarmi la loro fiducia per altri cinque anni», dice Meloni. «Il Quirinale non è nei miei piani». La premier aggiunge però che non si comprende perché debba suscitare scandalo l'idea che una personalità di cultura conservatrice possa un giorno aspirare a quel ruolo. Il passaggio è riportato nel volume come parte di una riflessione più ampia sulla storia politica italiana dalla Seconda Repubblica in poi, che il libro ripercorre da Silvio Berlusconi a Romano Prodi fino a Elly Schlein.
Nel prosieguo del ragionamento, Meloni contesta apertamente la narrazione dell'opposizione e rivendica pari dignità per l'area di centrodestra nella scelta della massima carica dello Stato. «Ma chi lo ha detto che per essere un ottimo presidente della Repubblica si debba per forza venire dal centrosinistra?», si chiede. La premier definisce «insopportabile» quello che chiama «razzismo culturale», secondo cui una parte degli italiani, «su per giù la metà o più», dovrebbe sempre essere considerata «figlia di un dio minore». Il riferimento, a suo dire, è rivolto a esponenti politici che da giovani facevano il tifo per l'Unione Sovietica. Una formula, questa, che Meloni usa per sottolineare la distanza tra le culture politiche di partenza delle diverse forze in campo.
Meloni conclude attaccando le reazioni dell'opposizione ogni volta che si profila la possibilità che, alla prossima elezione del capo dello Stato, a indicarlo sia una maggioranza di centrodestra. «Le crisi isteriche che vengono alla sinistra», scrive la premier, «la dicono lunghissima sulla concezione proprietaria che hanno delle istituzioni». Il giudizio è netto e rivolto direttamente alle forze di opposizione, senza che nel testo vengano indicati nomi di esponenti specifici che abbiano preso posizione in quella occasione.
Le dichiarazioni arrivano in un momento in cui il tema della successione al Quirinale ricorre nel dibattito politico. Il mandato del capo dello Stato, che viene eletto dal Parlamento in seduta comune integrata dai delegati regionali, è al centro di un confronto tra maggioranza e opposizione sul metodo e sulla legittimità delle candidature. Nel testo riportato, la premier non indica nomi né tempi per una eventuale scelta del Parlamento, e la sua posizione resta quella di chi esclude per sé l'ipotesi del Colle, pur rivendicando il diritto del centrodestra di esprimere in futuro una candidatura.
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