Scontro aperto nel campo largo tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte. L'ex premier di Italia Viva respinge le polemiche del leader del Movimento 5 Stelle e rivendica di essere stato eletto per oltre vent'anni con i propri voti, senza passaggi offerti da alleati.
Renzi spiega di non essere candidato nel listino di maggioranza per scelta personale, una decisione che dice di aver annunciato sei mesi fa e non ieri. «Se tornerò in Parlamento, lo farò con i miei voti, non con l'aiutino dei 5 Stelle o del Pd», ha affermato. Il leader di Italia Viva sostiene di conoscere «il valore della militanza» e rivendica una differenza con chi, a suo dire, è arrivato alla politica tardi, entrando direttamente nelle stanze del potere. Per Renzi la politica si fa per un ideale e non per ottenere un incarico di ministro. Sulla polemica, definisce la questione «stucchevole» per gli addetti ai lavori e ancor più per i cittadini.
Sul tema del conflitto di interessi, Renzi ricorda che in Senato è depositata una sua proposta di legge secondo cui chi svolge il ruolo di parlamentare non deve svolgere altre attività. Ammette di avere contro molti colleghi, a cominciare dagli avvocati d'affari, e invita Conte a sostenerla, invece di riesumare, a suo dire, leggi ad personam contro di lui. «A me va bene qualsiasi regola purché valga per tutti, e non solo contro un singolo», afferma. Sul piano politico generale, Renzi dichiara di non chiedere nulla agli alleati, offrendo però il proprio impegno per mandare a casa Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e, in sua espressione, «tutto il cucuzzaro».
Nel passaggio più politico, Renzi chiede unità alle opposizioni, quella che a suo giudizio è mancata nel 2022, e indica come «dovere morale» il bloccare il disegno di Giorgia Meloni, pensando soprattutto alle presidenziali del 2028. Riconosce che eventuali aspirazioni della premier al Quirinale sono perfettamente legittime, ma le giudica molto pericolose data la scarsa sensibilità istituzionale di quella che definisce una destra sovranista e antieuropea. Secondo Renzi, vincendo le elezioni di maggio Meloni si assicurerebbe il Quirinale e, nel tempo, metterebbe le mani sulla Corte costituzionale grazie ai cinque membri nominati dal Colle, con il rischio che l'intero sistema istituzionale dipenda da un'unica leader politica. «Se la sinistra si divide la destra prende tutto», sostiene.
Le dichiarazioni arrivano in un momento di tensione nel centrosinistra. Nelle stesse ore la premier, in un passaggio del libro di Bruno Vespa «Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein», in uscita lunedì 2 novembre, ha affermato che il Quirinale non è nei suoi piani e ha denunciato un «insopportabile razzismo culturale» a sinistra sulla scelta per il Colle. Il dibattito sul futuro del Quirinale, dunque, è già entrato nella campagna politica e divide chi si oppone al governo.
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