Giorgia Meloni non intende cambiare linea per convenienza politica o elettorale. «Io sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni», dice il presidente del Consiglio in un'intervista a Il Foglio, rispondendo a una domanda su una possibile coalizione che includa forze contrarie al sostegno all'Ucraina. «Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove. E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati», aggiunge la leader di Fratelli d'Italia, in un passaggio che suona come una chiusura netta verso qualsiasi ipotesi di riposizionamento.

Sul caso AfD e sull'ascesa dei movimenti sovranisti in Europa, Meloni osserva che da anni sono cresciute formazioni politiche che mettono al primo posto la difesa dell'identità, il contrasto all'immigrazione illegale di massa e il pericolo dell'islamizzazione del continente. Di fronte a questi fenomeni, sostiene, l'establishment ha spesso reagito creando «cordoni sanitari» invece di affrontare nel merito le questioni. «Come si vede, è una strategia che non funziona», afferma, rivendicando i risultati del governo di destra in Italia proprio sui temi che hanno alimentato il boom di Alternative für Deutschland.

Nel corso dell'intervista, Meloni risponde anche a Mario Draghi, di cui non condivide la ricetta per il futuro dell'Unione europea. «Il meccanismo di funzionamento dell'Unione europea si è dimostrato inadeguato ad affrontare le grandi sfide della nostra epoca. Sono felice che ora siamo tutti d'accordo sul fatto che serva un cambio di passo, perché quando lo dicevamo noi venivamo tacciati di antieuropeismo», premette. «Non credo però che la soluzione sia cercare ancora più integrazione europea o il superamento dell'unanimità o l'Europa federale che supera gli stati nazionali, e quindi non sono d'accordo con Mario Draghi», precisa. La sua visione, spiega, è quella di un'Europa confederale in cui gli stati membri mantengano ampia sovranità ma collaborino in modo più efficace sulle materie strategiche. Una linea, sostiene, che sta guadagnando consensi, tanto che diversi paesi invocano il ricorso alla cooperazione rafforzata.

Sul fronte interno, la premier non nasconde una certa amarezza. «Ho scelto di fare politica a destra, alle critiche sono più che abituata. Ma non le ignoro, perché possono spingerti a migliorare», racconta. Negli anni, dice, è stata accusata di tutto, persino di avere «le mani sporche di sangue» e di essere responsabile della morte di una bambina non vaccinata. «Credo siano accuse che qualificano soprattutto chi le formula. E, in ogni caso, ho le spalle larghe», aggiunge. A pesarle, però, è stato vedere le persone a lei vicine attaccate o insultate solo per colpire lei.

La riflessione più personale riguarda la difficoltà di governare. «Se c'è una critica che mi ha fatto riflettere è quando mi è stato detto: 'Vedi, ora che sei a Palazzo Chigi ti rendi conto di quanto sia difficile governare la Nazione'. È verissimo perché, come ho detto, ci sono stati giorni in cui mi è parso di nuotare nella colla», confessa. «Ci sono migliaia di ostacoli che da fuori non vedi, che fanno sembrare ogni cosa molto più facile di quanto lo sia in realtà».

Non manca un passaggio sul futuro del paese, quasi un testamento politico anticipato. «L'Italia è oggi più affidabile e attrattiva perché è finalmente una nazione stabile e credibile. E questo è stato possibile anche grazie a una strategia portata avanti negli anni da una maggioranza politica compatta», afferma. «E se domani gli italiani decideranno di accordare la loro fiducia a qualcun altro, mi auguro che sia qualcuno che non dilapiderà questa preziosa eredità. Perché noi tifiamo per l'Italia, sempre e comunque».

L'intervista si chiude con una serie di consigli cinematografici ironici rivolti agli avversari e agli alleati. A Giuseppe Conte ed Elly Schlein suggerisce «Una poltrona per due», a Matteo Renzi «Ritorno al futuro», a Carlo Calenda «L'ultimo dei Mohicani». A Roberto Vannacci consiglia «Il Mago di Oz», spiegando che l'uomo che proietta la sua immagine gigantesca alla fine del film è un po' quello che pensa quando vede i video creati con l'intelligenza artificiale che lo ritraggono come un muscoloso condottiero, salvo poi ritrovarlo a gareggiare in piscina con Renzi. Ad Antonio Tajani e Matteo Salvini dedica «Stranger Things», perché guardare quella comitiva apparentemente improbabile che combatteva una battaglia più grande di lei l'ha fatta spesso sorridere pensando agli ultimi anni.

Autore

Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.