Il governo è pronto a intervenire di nuovo sul caro carburanti attraverso il meccanismo delle accise mobili. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa congiunta al termine del tredicesimo Vertice Med9 a Spalato. «Per quello che riguarda il tema delle accise siamo sempre pronti ovviamente a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili», ha spiegato Meloni, precisando che al mese di settembre sono circa 160 milioni le risorse che possono essere spese con questo obiettivo.
Il meccanismo delle accise mobili, ha ricordato la premier, funziona in questo modo: all'aumento del prezzo del carburante, la maggiore Iva che entra nelle casse dello Stato viene messa da parte e utilizzata per riabbassare il prezzo tagliando le accise. «Quello su cui ci stiamo interrogando è se sia più efficace spendere queste risorse in questo momento, nel quale comunque ci sono delle misure di contenimento, o tenerle come provvista per quando quelle misure di contenimento dovessero terminare», ha aggiunto Meloni, sottolineando che la decisione dipende anche dalla tenuta del tetto al prezzo.
La presidente del Consiglio ha anche invocato un ritorno al tetto originario sul prezzo dei carburanti, fissato a 2,19 euro al litro. Nella giornata segnata dalla risalita dei prezzi legata proprio allo stop del taglio delle accise, è comunque calato il prezzo alla pompa per i distributori Eni. Il prezzo consigliato è sceso a 2,21 euro al litro per il diesel, secondo i dati elaborati da Staffetta Quotidiana, che attribuisce il calo «probabilmente anche sulla scia del nuovo tonfo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati». Si tratterebbe dunque di una scelta di tipo commerciale dell'azienda, che chiarisce che il tetto resta comunque a 2,25 euro.
Sul fronte europeo, Meloni ha chiesto maggiore flessibilità per contrastare l'inflazione. «Mi pare ci sia interesse perché è una questione di buon senso, ovviamente. Poi è ancora un dibattito lungo, perché per arrivare a risposte di questo tipo si deve trovare una convergenza tra la Commissione, gli Stati membri, il Consiglio, ma sicuramente c'è interesse ad ascoltare», ha dichiarato la premier. Meloni ha spiegato di aver avuto modo di parlare con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, della lettera inviata a Bruxelles, sottolineando che il tema non è stato posto solo dall'Italia ma anche da altri Paesi, come la Grecia.
La questione centrale, ha precisato Meloni, riguarda l'impatto che la maggiore inflazione sta avendo sui bilanci nazionali. «Noi dobbiamo considerare che l'inflazione di oggi non è quella programmata tre anni fa. Tre anni fa l'Europa ha licenziato i piani nazionali con un'inflazione programmata all'1,8%, oggi quell'inflazione è molto più alta e questo comporta, presumo per la totalità degli Stati membri, dei costi automatici maggiori», ha affermato. In Italia, ha ricordato, esistono una serie di adeguamenti automatici all'inflazione, come per le pensioni e l'assegno unico.
Meloni ha poi aggiunto il tema delle materie prime, il cui aumento incide sulla realizzazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza. «I nostri cantieri aperti, l'aumento delle materie prime comporta un esborso maggiore di risorse. Cioè ci sono miliardi e miliardi in più che noi saremo chiamati a spendere senza averlo deciso. E non perché queste sono nuove misure che i governi hanno voluto», ha spiegato. La premier ha tenuto a precisare che non si sta chiedendo spesa libera «perché vogliamo essere particolarmente allegri», ma si deve tenere in considerazione il fatto che i bilanci nazionali dovranno sostenere miliardi di spese aggiuntive non decise. «E noi crediamo che questo vada oggettivamente valutato nei limiti di aumento della spesa consentita», ha concluso.
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