La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta a «Cinque Minuti», il programma di Rai1 condotto da Bruno Vespa, per difendere la proposta della maggioranza che introduce un limite del 30% agli studenti stranieri che non conoscono la lingua italiana in ogni classe. La premier ha replicato alle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva invitato la scuola a non creare ghetti, spiegando di non condividere l'interpretazione secondo cui il Capo dello Stato avrebbe contestato l'iniziativa del governo.
«Non credo che il Presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto», ha detto Meloni, «ho letto questa interpretazione delle parole di ieri, ma personalmente non la leggo così». Secondo la premier, il vero ghetto si crea quando un bambino straniero che non parla la nostra lingua viene inserito in una classe dove la maggioranza degli studenti non parla italiano. «Questo è il ghetto», ha aggiunto, mentre una distribuzione più equa degli studenti stranieri serve proprio a impedirlo. Meloni ha ricordato che Mattarella, quando era ministro dell'Istruzione, firmava circolari che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe, definendo la misura «di buon senso».
La proposta del centrodestra prevede un tetto del 30% per gli studenti che non conoscono l'italiano, una soglia che secondo la premier riguarda solo chi non padroneggia la lingua e non tutti gli alunni di origine straniera. Meloni ha insistito sul nesso tra lingua e integrazione: «Il Presidente della Repubblica parla di superare le incomunicabilità e qual è la base per superare l'incomunicabilità? È la lingua». Da qui la necessità, secondo la premier, di una migliore distribuzione dei ragazzi stranieri che non parlano italiano.
Le opposizioni hanno attaccato duramente la presidente del Consiglio dopo la sua replica alle parole di Mattarella. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha accusato Meloni di «provocare» il Capo dello Stato e di mostrare «totale mancanza di senso dello Stato». La polemica politica si è accesa a poche ore di distanza dall'intervento del Presidente della Repubblica, che aveva richiamato la scuola al compito di non creare ghetti e di favorire l'inclusione.
Sul decreto che vieta il burqa e i volti coperti, Meloni ha difeso le nuove norme: «Sono norme di buonsenso che servono anche per un fatto di sicurezza». La premier ha osservato che provvedimenti simili esistono in mezza Europa e in molti Stati islamici, e che molti opinionisti del mondo islamico leggono la misura come una questione di sicurezza e non di discriminazione. «Non ha nulla a che fare con la discriminazione», ha concluso.
Sul fronte economico, Meloni ha commentato i dati Istat sul rapporto deficit-Pil 2025, fermo al 3,1%, che non consentiranno all'Italia di uscire in anticipo dalla procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo. «Sono dispiaciuta perché abbiamo fatto un lavoro complesso in questi anni che ci ha portato a diminuire il deficit», ha detto, parlando del classico «hai fatto trenta, eri molto vicino al trentuno». Restare sotto il 3% avrebbe permesso di uscire prima dalla procedura, ma «andremo avanti per quella che era la tabella di marcia». Meloni ha poi criticato le stime Istat sulla crescita 2024, riviste al rialzo dopo un errore del 30%: «Non so se l'Istat sottostimi gli italiani o il governo, ma sta accadendo».
Sulla legge elettorale con le preferenze, la premier ha precisato di non aver minacciato il voto anticipato. «Ho detto che quando non è passato l'emendamento sulle preferenze alla Camera, con voto segreto, si è detto che il governo non aveva più la fiducia nel Parlamento». Quando il testo tornerà alla Camera, «credo che vada fatta chiarezza sull'accusa che veniva fatta». Se non c'è la fiducia del governo, «penso che ne dobbiamo prendere atto».
Sul bollo auto, Meloni ha respinto le critiche dei presidenti di regione, in particolare dell'opposizione, definendole «strumentali». Ha citato le accuse del Movimento 5 Stelle e ha replicato ricordando i 200 miliardi di euro di bonus edilizi: «Mi fa abbastanza sorridere, quindi è falso, niente viene tagliato alla sanità regionale». Infine, sulla segretaria del Pd Elly Schlein, Meloni ha detto che è «un interlocutore naturale» non per una scelta personale, ma perché «riconosco e rispetto gli interlocutori che i cittadini scelgono».
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