Roberto Occhiuto non ha ambizioni di leadership, ma chiede a Forza Italia di ritrovare lo slancio liberale che l'ha resa un partito capace di parlare ai giovani. Il governatore della Calabria lo ha detto presentando a Roma il suo libro «Il coraggio di governare», davanti a una platea di oltre ventiquattro parlamentari e due ministri, Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo.

«Non è un libro autobiografico, racconto alcune esperienze vissute nella mia bellissima e difficile terra, la Calabria», ha esordito Occhiuto alla Galleria Sordi, a pochi passi da palazzo Chigi. Intervistato da David Parenzo, il presidente della Regione ha spiegato che il volume racconta «più che altro un metodo di governo e alcune idee liberali, che hanno funzionato nella Regione». Da qui la proposta politica: «Con un po' di coraggio la maggioranza di governo potrebbe applicarle in tutta Italia per avere un centrodestra molto più liberale».

Il governatore ha preso spunto dalla vittoria alle suppletive di Reggio Calabria dell'avvocato romano Fabio Roscioli, considerato vicino alla famiglia Berlusconi, contro il candidato vannacciano Domenico Giannetta. Un risultato che, secondo Occhiuto, conferma la vitalità dell'area azzurra. L'ex azzurro ha poi rivolto una critica diretta al suo partito: «Berlusconi ci ha sempre lasciato liberi di assumere le posizioni che meglio ritenevamo di dover assumere sui diritti civili, ha avuto sempre una grande apertura mentale, e forse anche per questo Fi era vista come un partito con grande appeal da parte dei giovani». Poi la domanda: «I giovani guardano ancora a noi come un partito moderno, capace di parlare a loro come se non fossero, invece, i loro nonni? O magari vedono una Fi un po' ingiallita, che rischia di far ingiallire anche il centrodestra, nonostante Meloni sia un leader straordinario?».

In prima fila c'erano Roscioli, la vice segretaria nazionale forzista Deborah Bergamini, Mara Carfagna, ora con Noi moderati, e la capogruppo al Senato Stefania Craxi. Il parterre era formato in prevalenza da deputati e senatori azzurri, con molti esponenti della vecchia guardia e del cerchio magico berlusconiano. Tra i presenti anche la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano, moglie di Occhiuto, e il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. In sala sono stati notati Giusi Bartolozzi, ex capo di Gabinetto del ministro Carlo Nordio, Luigi Bisignani, Francesca Pascale e Maria Rosaria Rossi. Il senatore Claudio Lotito, presidente della Lazio, è arrivato in ritardo accomodandosi in solitaria vicino alla pedana degli oratori.

Tra i parlamentari presenti l'ex governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, il presidente della commissione Affari costituzionali Nazario Pagano, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, le deputate Erica Mazzetti e Patrizia Marrocco, Cristina Rossello, Andrea Orsini, i senatori Francesco Silvestro, Raffaele De Rosa e Mario Occhiuto, fratello del governatore. C'erano anche Annarita Patriarca, Pino Bicchielli, Giovanni Aruzzolo, Isabella De Monte, Paolo Emilio Russo, capogruppo di Fi in commissione Affari costituzionali alla Camera, e il presidente del Molise Francesco Roberti. Tra i primi ad arrivare Alessandro Cattaneo, responsabile nazionale dei Dipartimenti, insieme a Luigi Marattin, segretario del Partito liberaldemocratico.

Occhiuto ha ripetuto più volte di non voler sfidare Antonio Tajani: «Io sono il solo vice di Tajani, non sono l'anti-Tajani». Ai giornalisti che gli chiedevano conto di eventuali ambizioni di leadership ha risposto: «Non ho nessuna ambizione personale, perché sono stato rieletto da poco presidente della mia Regione: quindi ho quattro anni davanti a me e proprio per questo sono libero di poter pensare e dire certe cose sul partito».

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Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.