Il patriottismo non si misura con gli slogan, ma con il rispetto della divisa e la fedeltà al giuramento. È il messaggio che Gianfranco Paglia, Medaglia d'oro al Valor militare e tenente colonnello dell'Esercito, ha lanciato dalla Festa dell'Ottimismo organizzata a Firenze da Il Foglio, tornando a criticare le posizioni del generale Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale.
«Ho sempre rispettato l'uniforme che ho indossato – ha spiegato Paglia – anche quando ho fatto politica. Certe affermazioni fanno male perché sei costretto a difenderti dall'opinione pubblica e costretto a spiegare che il militare non è sessista, razzista, omofobo o fascista». Nel mirino del tenente colonnello sono finite le dichiarazioni sulle donne, le tesi del libro Il mondo al contrario e i riferimenti ai rastrellamenti.
«I rastrellamenti li ho visti fare in Russia e qui fortunatamente siamo in Italia, in una democrazia, e queste cose non le vedremo mai», ha affermato Paglia, sottolineando l'incoerenza di chi ha indossato la divisa. «I valori dell'esercito sono ben altri». Paracadutista della Folgore, Paglia perse l'uso delle gambe nel 1993, durante un'imboscata a Mogadiscio, in Somalia. Da allora, il servizio alla Repubblica resta il principio cardine del suo impegno.
Non è la prima volta che Paglia contesta Vannacci. Già in passato aveva sostenuto che il suo libro «ha macchiato l'uniforme», ribadendo che ai militari non interessano il colore della pelle o la vita privata dei soldati, ma la capacità di servire il Paese. Un concetto che il tenente colonnello ha ripetuto anche a Firenze, davanti a un pubblico attento.
L'avvertimento finale riguarda i «falsi patrioti» e l'uso strumentale dell'esercito in politica. «Trovo assurdo che chi ha indossato a lungo l'uniforme possa permettere che passi un messaggio pericoloso: l'esercito la pensa come me. Non è così. È un falso», ha concluso Paglia. La sua posizione si inserisce nel dibattito acceso che da mesi attraversa il mondo militare e politico italiano, dopo le uscite pubbliche del generale Vannacci, che hanno suscitato polemiche e divisioni anche all'interno delle forze armate.
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