Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno condiviso lo stesso palco per tre volte nell'arco di poche ore, un segnale di accelerazione nella costruzione della coalizione di centrosinistra. I due leader si sono ritrovati ieri al teatro Palladium di Roma, alla festa del Manifesto, insieme ad Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Oggi saranno di nuovo insieme in piazza del Popolo con Confesercenti e nel pomeriggio alla festa di Fanpage, alla Casa dell'Architettura. Alla foto di gruppo si è aggiunto anche il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, impegnato nelle manovre al centro per dare una «gamba riformista» alla coalizione.

La spinta nasce dalla legge elettorale in vigore fra due settimane e dalle voci di un voto anticipato, con ambienti del Pd che guardano anche a fine aprile. I nodi restano due: le primarie e il programma. Schlein confida nell'unità e assicura che «non ripeteremo gli errori del 2022», quando il centrosinistra diviso consegnò il Paese a Meloni. La strada però non è spianata. Il confronto parte dall'Ucraina: per Conte serve una «svolta negoziale» che interrompa «la linea inerziale» del riarmo, mentre la segretaria dem resta sul sostegno con ogni mezzo a Kiev e su una via diplomatica con l'Europa protagonista. Su questo, dicono entrambi, «la sintesi si troverà».

Sul programma Conte ha lanciato un pressing: «Se ci sarà un confronto serio, possiamo chiudere il programma in due settimane». Una sollecitazione che non sembra gradita al gruppo dirigente del Pd. L'altra grana riguarda la scelta del capo della coalizione. Conte torna sul terzo nome, ricordando di averlo proposto perché molti dubitavano delle primarie, ma ora ammette che non c'è altra strada. «Ho fatto il premier con due governi, farlo una terza volta non mi cambia niente», ha detto, formula che si presta a due letture: distacco dalla corsa a Palazzo Chigi o sottolineatura del curriculum. L'impegno è che non saranno primarie per la «capocrazia», ma per rispondere alla destra con la partecipazione democratica.

Gli alleati restano scettici. Fratoianni afferma che «le primarie non sono lo strumento migliore» e chiede prima il programma. Bonelli le considera «non utili» e rischia di amplificare le differenze, invitando a sfuggire al «tranello di Meloni» che ha inserito l'indicazione del premier nella legge elettorale. Magi non è entusiasta e chiede un tavolo politico, offrendo istruzioni di montaggio: un foglio modello Ikea con le gambe rappresentate da federalismo europeo, giustizia climatica e sociale, democrazia, diritti e libertà, e viti chiamate rispetto, progetto comune e patto di governo.

Magi è alle prese anche con la costruzione della lista di centro, la «gamba riformista». Pur dicendo di non essere mai stato di centro né moderato, ha ascoltato l'appello di Ernesto Maria Ruffini a mettere a disposizione il simbolo per ottenere uno sconto sulle firme, da seimila a 1.500. Più Europa ha tre deputati, sufficienti per il taglio. «Ci sono tante possibilità diverse e non c'è nulla di deciso. Mi stanno chiamando in tanti», ha assicurato Magi, il cui obiettivo è scardinare la parte peggiore della legge elettorale sulle firme.

Il sentiero per il centro sembra segnato. Schlein continua a chiedere che al tavolo sieda anche Renzi, ma gli alleati sono cauti. Italia Viva non ha firmato gli emendamenti né votato gli odg unitari sulle firme. Magi frena, scottato da quanto visto: «Per me deve esserci in questa area riformatrice una lista unitaria, anche con Renzi, io non ho pregiudizi, ho dei giudizi». E spiega che Renzi ha cercato una posizione dominante: «Non mi va che fai la mossa del cavallo, la mossa del pony nei confronti di chi deve fare una lista con te». Da remoto replica Davide Faraone di Iv: «Prendiamo atto che Magi è d'accordo con Conte. Ci fa piacere per loro. Noi invece siamo riformisti».

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Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.