Energia, infrastrutture e intelligenza artificiale non sono tre capitoli separati, ma un'unica politica industriale. È la tesi espressa da Maurizio Casasco, deputato di Forza Italia e responsabile del Dipartimento Economia del partito, intervenendo a «L'ottimismo della volontà», la tre giorni organizzata da Forza Italia a Milano.

Secondo Casasco, la sfida industriale italiana di oggi ripropone quella degli anni Sessanta, quando l'autonomia energetica rese possibile il boom economico. «Nel 1965, l'Olivetti presentò a New York il primo computer da tavolo della storia, il Programma 101. Pochi anni prima, Enrico Mattei aveva capito che senza autonomia energetica l'Italia non avrebbe potuto realizzare il boom economico degli anni Sessanta. Oggi la sfida è la stessa, ma cambiano gli strumenti: energia, infrastrutture e intelligenza artificiale», ha detto il deputato.

Il ragionamento di Casasco si articola attorno all'idea di una catena del valore che comincia con l'energia e termina con la tecnologia. «Possiamo discutere di questi temi come una catena del valore che comincia con l'energia e termina con la tecnologia: l'intelligenza artificiale, la robotica, la fabbrica del futuro. In mezzo ci sono le infrastrutture: reti elettriche, porti, ferrovie e data center. È una catena in cui ogni anello è alla base dell'altro», ha spiegato.

Il punto di partenza, secondo il responsabile Economia di Forza Italia, è il costo dell'energia. «Senza energia a un prezzo giusto non si costruiscono i data center e i centri di calcolo e, senza questi, non c'è intelligenza artificiale. Noi paghiamo l'energia molto più degli Stati Uniti e questo riduce i margini per investire nel futuro», ha affermato. Un divario che, nella sua analisi, incide direttamente sulla capacità delle imprese italiane ed europee di competere nel settore tecnologico.

Alla dimensione economica si affianca quella geopolitica. «C'è anche una questione geopolitica: l'Europa dipende spesso da Stati Uniti e Cina per diversi anelli di questa catena. Chi la controlla, quindi, detiene anche un potere geopolitico, oltre che un vantaggio competitivo», ha osservato Casasco, sottolineando come il controllo delle infrastrutture energetiche e digitali non sia solo una questione di mercato.

L'Italia, tuttavia, non parte da zero. Casasco ha ricordato l'esistenza di centri di ricerca di livello mondiale, come l'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e di imprese capaci di costruire sistemi di intelligenza artificiale in grado di competere con quelli americani. «Il problema, quindi, non è soltanto inventare, ma trasformare le invenzioni in industria e crescita, attraverso un progetto industriale integrato», ha aggiunto.

Da qui la necessità, secondo il deputato, di definire con chiarezza le priorità nazionali. «È necessario capire dove l'Italia debba costruire i propri punti di forza, dove le convenga allearsi con i partner europei e dove, invece, affidarsi al mercato», ha sostenuto. Una scelta che riguarda tanto il settore pubblico quanto le grandi aziende pubbliche, chiamate a orientare la domanda verso la tecnologia italiana ed europea.

«Il prezzo dell'energia è politica industriale, i data center e la capacità quantistica sono politica industriale. E quando lo Stato e le grandi aziende pubbliche scelgono di acquistare tecnologia italiana ed europea, anche quella è politica industriale», ha concluso Casasco. L'intervento si inserisce nella tre giorni milanese di Forza Italia, dedicata ai temi economici e al confronto programmatico del partito.

3Visualizzazioni

Autore

Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.