Elly Schlein e Giuseppe Conte continuano a evitarsi. Nonostante le occasioni pubbliche si moltiplichino, il chiarimento tra i due leader del campo largo resta rimandato. Dopo la freddezza mostrata giovedì nell'Aula di Montecitorio, anche ieri a Milano i due si sono incrociati senza fare passi concreti verso una ricucitura. Una stretta di mano, sorrisi e qualche foto insieme, ma cortesia e distanza: si sono alternati sul palco della Biennale dell'Economia cooperativa organizzata da Legacoop, prima il leader dei Cinquestelle, poi la segretaria del Pd. Al termine dell'intervento di Schlein, Conte ha lasciato l'auditorium, mentre la segreteria dem è rientrata in sala dopo un breve scambio di battute.

Il rapporto tra i due resta logorato, complicato anche dall'accusa reciproca di non aver detto la verità sull'incontro riservato nel quale sarebbe stata avanzata la proposta del terzo nome. Le occasioni per vedersi non mancheranno: oggi entrambi saranno sul palco della festa del Manifesto al Teatro Palladium, insieme ad Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi. Domenica mattina Schlein, Conte e Fratoianni parteciperanno a un dibattito organizzato dal Festival di Fanpage. Ma per ricucire serve la volontà, e al momento nessuno dei due sembra intenzionato a fare il primo passo.

Sul piano dei contenuti, Conte ha rilanciato la sua linea di pacifismo radicale: «Non possiamo investire soltanto in armi per garantirci un'effimera sicurezza. Il piano di riarmo europeo è un'altra camicia di forza», ha detto a Milano. La posizione di Schlein è più articolata: «L'attacco frontale alla cooperazione oggi è anche un attacco al modello europeo», ha affermato, sottolineando la necessità di difendere la giustizia internazionale e le sedi del multilateralismo dagli attacchi in corso.

Quando si arriverà al programma, i problemi non verranno solo dalla politica estera. Bonelli ha rilanciato la proposta di una patrimoniale per i redditi molto alti, un contributo dallo «0,2% della popolazione, pari a 50mila persone», per finanziare una riduzione progressiva delle tasse per gli altri cittadini. Un'idea sostenuta anche da una parte del M5S, a cominciare da Chiara Appendino, che da mesi insiste su questo punto. Dopo l'Ucraina, è il secondo tema su cui potrebbe crearsi un asse tra Avs e M5S, mettendo in minoranza il Pd.

Intanto continua il dibattito su chi guiderà la coalizione. «Se chiedessero a me di guidarla, direi no», ha detto il sindaco di Milano Beppe Sala. Rispetto all'idea di Conte di un terzo nome oltre a lui e Schlein, Sala ha commentato: «Secondo me è tattica». Ancora più netto Clemente Mastella, ospite di Un Giorno da Pecora su Rai Radio 1: «Purtroppo la verità è che in questo centrosinistra non c'è un leader, mentre dall'altra parte c'è la Meloni. Chi è più adatto a batterla? La mia tesi è che se si mettono d'accordo su una terza figura, questa terza persona batterà la Meloni».

Mentre i partiti più grandi sono alle prese con questi nodi, fatta la legge elettorale cominciano a organizzarsi i piccoli e chi li sostiene. Il senatore del M5S Luigi Nave è passato al gruppo Misto di Palazzo Madama, pronto a costituire, appena si troveranno altri due senatori, una componente sotto il simbolo di Avanti Psi e Progetto civico Italia. La mossa permetterebbe ad Alessandro Onorato, fondatore di Progetto Civico, di raccogliere non più 6.000 firme a circoscrizione, ma solo 1.500. Da Campo Marzio spiegano che non si tratta di «una manovra di palazzo», ma di una iniziativa «contro una legge liberticida e antidemocratica». Oggi Ernesto Ruffini, fondatore di Più Uno, lancerà ufficialmente il nuovo partito al Salone delle Colonne all'Eur. Anche per lui la scalata delle firme sarà meno complicata, dal momento che Bruno Tabacci presterà a lui e a Franco Gabrielli il simbolo di Centro Democratico.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.