Matteo Renzi ha chiuso la quattordicesima edizione della Leopolda con un discorso di 66 minuti che ha ridefinito le condizioni dell'alleanza progressista e lanciato una sfida diretta a Giorgia Meloni. Dal palco della vecchia stazione ferroviaria di Firenze, il leader di Italia viva ha chiesto a Giuseppe Conte tre garanzie per cementare il campo largo: che Matteo Salvini non torni al Viminale, che Giancarlo Giorgetti non entri più nel Consiglio dei ministri e che lo schieramento non stia mai dalla parte di Donald Trump. Un pacchetto di richieste presentato come un patto alla tedesca, necessario a tenere insieme l'intera coalizione.
Sul piano della politica estera, Renzi è stato netto: «L'Ucraina non si svende, si difende. Senza armi non ci sarebbe più Kiev. Su questi temi non abbiamo paura di nessuno». Poco dopo ha ribadito il suo sostegno alla senatrice a vita Liliana Segre, «sempre fiero di essere dalla sua parte», dopo le critiche ricevute sul ddl antisemitismo. Il riferimento è alle polemiche seguite all'attacco del rapper Fedez, che aveva preso di mira la senatrice.
Il leader di Italia viva ha poi teso la mano ai riformisti di Forza Italia: «Il mio è un appello ai riformisti di Forza Italia, lasciatela. Le porte sono aperte, venite a darci una mano». Un invito che suona come un tentativo di allargare l'area di centro e di indebolire la coalizione di centrodestra in vista delle prossime elezioni politiche.
Renzi ha anche chiarito che non correrà in un seggio «blindato e sicuro» e ha spostato l'attenzione sul vero obiettivo: l'elezione del Presidente della Repubblica nel 2029. Sulle conseguenze delle Politiche è stato categorico: «Giorgia Meloni va al Quirinale o a casa. La partita delle prossime elezioni è secca». Secondo l'ex premier, l'unica ricetta per evitare questo scenario è che Pd, centrosinistra e Cinque stelle restino insieme: «Se stanno insieme la partita è chiusa. Vinciamo». In quel caso, ha auspicato, al Colle salirebbe «un europeista».
Nel corso del suo intervento, Renzi ha anche annunciato il sostegno alla candidatura di Pietro Bartolo alla presidenza della Regione Sicilia e ha assicurato che nella lista di Casa Riformista le donne saranno in maggioranza. Ha poi rivendicato il garantismo come bandiera del centrosinistra, citando il caso di Simone Uggetti, l'ex sindaco di Lodi arrestato e poi assolto, presente alla Leopolda.
La replica di Carlo Calenda non si è fatta attendere. Con un post su X, il leader di Azione ha preso le distanze da quello che ha definito «lo spettacolo triste della destra indecisa a tutto e della sinistra populista», elencando le cinque linee rosse del suo programma: armi all'Ucraina fino a fermare Putin, partecipazione alla costruzione della Nato europea, rimozione del diritto di veto nel Consiglio europeo, adeguamento della spesa militare e cambiamento radicale del Green deal. «Chi si è stancato delle titubanze e ipocrisie della destra e della sinistra è benvenuto», ha concluso.
Il discorso di Renzi arriva a poche settimane dall'avvio della campagna elettorale per le Politiche e in un momento in cui il centrosinistra cerca di definire il proprio perimetro. Le tre richieste a Conte rappresentano un tentativo di fissare paletti programmatici e di marcare la differenza rispetto alle posizioni più radicali del M5s, in particolare sui temi della sicurezza e della politica estera. La sfida a Meloni, con l'alternativa secca tra Quirinale e sconfitta, è un modo per mobilitare l'elettorato progressista e presentare le prossime elezioni come uno scontro decisivo per il futuro delle istituzioni.
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