Il tetto del 30 per cento di studenti stranieri per classe non è una misura «anti-studenti non italiani». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, intervenendo da New York, dove si trova per la settimana di apertura dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. «Sono sempre stato favorevole all'integrazione», ha detto Tajani, spiegando che la misura serve a «preservare la lingua italiana» senza rinunciare all'«identità nazionale».

Il provvedimento, che sarà esaminato dal Consiglio dei ministri giovedì prossimo, introduce una soglia del 30 per cento di alunni stranieri per classe. Secondo le stime, la misura riguarderebbe una minoranza di una minoranza: circa 30mila studenti in tutta Italia, concentrati soprattutto nelle «aule bolla» del Nord, dove la presenza di alunni di origine straniera è più alta. La norma si applicherebbe in particolare ai nuovi arrivi e a chi ha problemi con la lingua italiana, non a tutti gli studenti stranieri indistintamente.

La parola d'ordine del governo resta «accelerare». Il decreto potrebbe essere accorpato ad altre iniziative parlamentari, con l'ipotesi di un decreto o di un disegno di legge da discutere in Consiglio dei ministri. La misura ha suscitato un ampio dibattito politico e istituzionale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha recentemente definito la scuola «leva di integrazione», mentre il governo lavora anche ad altre misure, tra cui lo stop al burqa in classe.

Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Zuppi, è intervenuto sul tema sottolineando che «la scuola deve essere inclusiva» e che «non possiamo accettare che il luogo di nascita determini le opportunità di apprendimento». Dal canto suo, il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha ribadito la necessità di «farli integrare», precisando che non si tratta di discriminazioni.

Tajani ha citato un episodio specifico per spiegare la sua posizione: «Sono convinto che si debba premiare quel ragazzo di origine congolese che ha salvato la sua professoressa dall'attacco di un suo compagno di classe che è italiano». Per il ministro degli Esteri, la misura non va letta come un segnale di chiusura, ma come uno strumento per garantire l'apprendimento della lingua italiana, condizione necessaria per una piena integrazione. «Bisogna preservare la lingua italiana puntando sull'integrazione, non possiamo neanche perdere l'identità nazionale», ha aggiunto.

La discussione arriva in un momento in cui il governo intende dare una risposta rapida su un tema sensibile come l'immigrazione e la scuola. Il tetto del 30 per cento, se confermato, avrà un impatto limitato sul piano numerico, ma un forte valore simbolico. Le opposizioni e alcune organizzazioni sociali temono che la misura possa alimentare discriminazioni, mentre l'esecutivo insiste sulla necessità di garantire standard linguistici adeguati per tutti gli studenti.

Il provvedimento sarà esaminato giovedì in Consiglio dei ministri, dove potrebbe essere approvato un decreto o un disegno di legge. Il testo definitivo dovrà poi passare l'esame del Parlamento, dove la maggioranza è chiamata a difendere una misura che ha già diviso il mondo della scuola e le associazioni degli immigrati. Il dibattito promette di proseguire nelle prossime settimane, con il governo determinato a portare avanti la sua linea.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.