La posizione di Giovanni Malagò, presidente della Federcalcio, resta al centro di una vicenda giudiziaria e sportiva destinata a prolungarsi. Il procuratore generale dello Sport presso il Coni, Sergio Taucer, ha infatti respinto la richiesta di archiviazione presentata dal capo della Procura federale della Figc, Giuseppe Chinè, in merito all'inchiesta sul mancato tesseramento del numero uno del calcio italiano. La relazione è stata inviata allo stesso Chinè e, per conoscenza, al presidente del Coni, Luciano Buonfiglio.
La richiesta di archiviazione era arrivata alla Procura generale solo pochi giorni fa, accompagnata da alcune decine di pagine di motivazioni. Le conclusioni del procuratore Chinè si baserebbero su una specifica interpretazione dello Statuto federale: con l'espressione «essere in regola con il tesseramento» non si intenderebbe un obbligo di possesso della tessera federale al momento del deposito della candidatura, requisito che Malagò non aveva, come del resto i suoi recenti predecessori, incluso Giancarlo Abete. L'interpretazione farebbe invece riferimento al rispetto delle prescrizioni e dei requisiti richiesti per chi è già in possesso di una tessera Figc.
Una lettura che lo stesso Taucer aveva accolto in passato, archiviando un procedimento a carico di un consigliere regionale e respingendo successivamente un esposto nei confronti di Gabriele Gravina. In questo caso, però, il procuratore generale ha ritenuto necessario un approfondimento e ha chiesto chiarimenti formali. Si dovrà ora attendere la risposta di Chinè e la valutazione che ne verrà data per capire se la questione del tesseramento potrà chiudersi definitivamente o se invece aprirà un nuovo capitolo.
L'inchiesta era nata dai ricorsi presentati da Renato Miele, finora giudicati sempre inammissibili dalla giustizia sportiva. Se la vicenda dovesse proseguire, il rischio concreto è che finisca sul tavolo anche la validità di ogni atto compiuto da Malagò da quando è diventato presidente della Federcalcio. Tra questi, il provvedimento più rilevante sarebbe la scelta di Roberto Mancini come commissario tecnico della Nazionale, arrivata dopo le dimissioni di Paolo Maldini dal ruolo di direttore tecnico e la mancata chiusura dell'accordo con Andrea Pirlo per la panchina azzurra, quando la trattativa sembrava ormai conclusa.
La decisione della Procura generale dello Sport introduce un elemento di incertezza in una vicenda che sembrava avviata verso l'archiviazione. Il confronto tra le due procure sarà ora decisivo per stabilire se l'interpretazione dello Statuto federale sostenuta da Chinè verrà accolta o se invece servirà un supplemento di indagine. Nel frattempo, la posizione di Malagò alla guida della Figc resta formalmente in carica, ma la questione del tesseramento continua a rappresentare un nodo aperto per i vertici del calcio italiano.
