La Russia non parteciperà alle Olimpiadi di scacchi di Samarcanda, in Uzbekistan, in programma dal 15 al 27 settembre. Lo ha confermato il direttore esecutivo della Federazione scacchistica russa, Alexander Tkachev, in un'intervista all'agenzia Tass, attribuendo la decisione al Consiglio della Federazione internazionale degli scacchi (FIDE). «Le nostre squadre nazionali non ci saranno», ha dichiarato, riferendosi sia alla formazione Open sia a quella femminile. Per Mosca si tratta della terza Olimpiade consecutiva senza una propria rappresentativa, dopo Chennai 2022 e Budapest 2024.
L'esclusione non è solo la prosecuzione delle misure adottate contro lo sport russo dopo l'invasione dell'Ucraina nel febbraio 2022. Il passaggio decisivo risale all'11 marzo 2026, quando il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna (CAS) si è pronunciato sul contenzioso relativo alle attività della Federazione russa nei territori ucraini occupati. Il lodo imponeva a Mosca di cessare entro 90 giorni di regolamentare eventi e attività scacchistiche in Crimea, Sebastopoli e nelle regioni di Donetsk, Kherson, Luhansk e Zaporizhzhia, oltre a comunicare formalmente alla FIDE l'avvenuto adempimento. In caso contrario, era prevista la sospensione della federazione fino al rispetto delle condizioni fissate dal tribunale.
Scaduto il termine, il Consiglio FIDE ha verificato l'attuazione della decisione e il 10 giugno ha constatato che il lodo non era stato rispettato, disponendo con effetto immediato la nuova sospensione della Federazione scacchistica russa. La sanzione riguardava però la federazione e le sue rappresentative, non i singoli giocatori, che possono continuare a partecipare alle competizioni internazionali secondo le condizioni già previste dai regolamenti FIDE. La decisione di giugno lasciava comunque aperto un margine: il Consiglio aveva previsto la possibilità di valutare la partecipazione alle competizioni a squadre di formazioni composte da cittadini russi sotto bandiera neutrale, subordinandola però a un successivo via libera della FIDE. È su questo spiraglio che si è concentrato il confronto nelle settimane successive, alimentando le proteste dell'Ucraina e di altre federazioni europee. Con la decisione presa in vista di Samarcanda, anche questa ipotesi è stata esclusa almeno per l'edizione 2026.
La scelta arriva dopo un periodo di aperture e chiusure. Il 14 dicembre 2025 la FIDE sembrava aver imboccato una direzione diversa, approvando due risoluzioni sul ritorno di Russia e Bielorussia nelle competizioni internazionali. Una era stata presentata dalla Federazione russa, l'altra dal Consiglio FIDE. La prima aveva ottenuto 61 voti favorevoli, 51 contrari e 14 astensioni; la seconda 69 sì, 40 no e 15 astensioni. Entrambe aprivano alla riammissione delle rappresentative russe e bielorusse nei tornei ufficiali, ma con una differenza sull'uso dei simboli nazionali. La FIDE aveva quindi scelto come riferimento operativo la risoluzione del Consiglio: Russia e Bielorussia potevano tornare nelle competizioni a squadre; nei tornei giovanili e junior erano nuovamente consentiti bandiera e inno, mentre per le formazioni adulte restava il regime di neutralità, in attesa di ulteriori consultazioni con il Comitato olimpico internazionale.
Quel passaggio, però, riguarda un dossier diverso da quello che ha portato alla sospensione della Federazione russa nel giugno successivo. In quel caso il nodo non era più la disciplina generale sulla partecipazione internazionale, ma la controversia sulle attività scacchistiche nei territori ucraini occupati e il successivo mancato rispetto del lodo del CAS. Prima della riunione del 23 agosto, la Federazione scacchistica ucraina si è rivolta ai membri dell'organismo internazionale chiedendo che non fosse consentita la partecipazione russa alle Olimpiadi. Kiev ha richiamato la sospensione della Federazione russa conseguente al lodo del CAS e ha contestato anche l'ipotesi di una squadra neutrale, sostenendo che consentire a una formazione collettiva di cittadini russi di partecipare alle Olimpiadi avrebbe aggirato gli effetti della sanzione. La federazione ucraina ha inoltre avvertito che, in caso di una decisione favorevole al ritorno della Russia, avrebbe valutato nuovi passi davanti agli organi giudiziari.
