Il problema che tiene lontano Jannik Sinner dai campi da oltre tre mesi potrebbe avere un nome: sindrome della bandelletta ileotibiale. La diagnosi, però, non è stata confermata pubblicamente né dal giocatore né dal suo staff medico, quindi va trattata come un'ipotesi. È quanto emerge dalle valutazioni di uno specialista interpellato per fare chiarezza su una condizione che riguarda il ginocchio e che, nei casi in cui il percorso conservativo non funziona, può portare a un intervento chirurgico con tempi di recupero intorno ai sei mesi.
La bandelletta ileotibiale è una robusta struttura di tessuto connettivo che percorre il lato esterno della coscia, dall'anca fino alla parte superiore della tibia, e contribuisce alla stabilità dell'arto durante il movimento. Quando la regione vicina al lato esterno del ginocchio diventa dolorosa sotto carico ripetuto, si parla di sindrome della bandelletta ileotibiale, spesso chiamata anche «ginocchio del corridore». Il meccanismo non è un semplice sfregamento della bandelletta sull'osso: possono essere coinvolti la compressione dei tessuti locali, la gestione dei carichi e il controllo del movimento.
Il sintomo tipico è un dolore ben localizzato sulla parte esterna del ginocchio. Può comparire dopo un certo tempo di attività, aumentare con la ripetizione dei movimenti e attenuarsi riducendo il carico. In alcuni casi la zona è dolente alla pressione e il fastidio diventa abbastanza intenso da costringere a interrompere l'allenamento. Non è un problema esclusivo dei corridori: può manifestarsi anche in altri sport che richiedono movimenti ripetuti e carichi elevati sugli arti inferiori, come il tennis.
La diagnosi parte dalla visita ortopedica e si basa sulla sede precisa del dolore, sul modo in cui compare, sull'esame del ginocchio e sulla valutazione dei movimenti dell'anca e dell'arto inferiore. È necessario distinguere questa sindrome da altre cause di dolore laterale, comprese lesioni meniscali o problemi articolari. La risonanza magnetica non è sempre necessaria; può essere utile se i sintomi sono atipici, persistono oppure occorre escludere altre lesioni.
Il trattamento è prevalentemente conservativo e va adattato alla persona e allo sport praticato. Prevede di modificare temporaneamente i carichi che provocano dolore, impostare una fisioterapia attiva con rinforzo dei muscoli dell'anca e dell'arto inferiore e lavoro sul controllo del movimento, quindi riprendere gradualmente i gesti sportivi osservando la risposta dei sintomi durante l'attività e nelle ore successive. La chirurgia viene presa in considerazione soltanto in casi selezionati, quando un percorso conservativo adeguato non ha dato risultati.
La durata del recupero varia e dipende dai sintomi, dai carichi richiesti e dalla risposta alla riabilitazione, quindi non è possibile dedurla dalle notizie sul caso di un singolo atleta. In genere si parla comunque di tempi di recupero di circa sei mesi. È questo il bivio che riguarda Sinner: se il ginocchio non guarisce con il trattamento conservativo, si deve operare e il rischio è un ulteriore stop di circa sei mesi. Al momento, però, non ci sono conferme ufficiali né sulla diagnosi né sui tempi di rientro.
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