Un'operazione giudiziaria condotta in quattro città turche ha portato all'arresto di sette persone, tra cui Ferhat Gundogdu, presidente del Comitato centrale arbitrale della Federazione calcistica turca. Le autorità sospettano interferenze nelle designazioni degli arbitri, nelle classifiche, negli esami e nella gestione degli ufficiali di gara. L'inchiesta rappresenta un passaggio delicato per il calcio turco, già segnato da anni di polemiche sulla trasparenza del sistema arbitrale.

I fermi sono scattati a Istanbul, Ankara, Elazig e Manisa. Oltre a Gundogdu, sono stati fermati Ferdi Karadoruk, presidente dell'Associazione degli arbitri in attività della Federcalcio turca, Ahmet Sahin, ex vicepresidente del Comitato centrale arbitrale, e Yunus Yildirim, ex membro dello stesso organismo. Nell'operazione risultano coinvolti anche Sebahattin Sahin, responsabile della formazione federale, Alican Saglar, dirigente della sezione di Istanbul dell'Associazione turca di arbitri e osservatori, ed Emre Kosif, presidente del Comitato arbitrale provinciale di Istanbul.

Secondo quanto riferito dalle autorità, l'indagine riguarda possibili interferenze in alcuni dei meccanismi del sistema arbitrale: dalla classificazione degli arbitri alle designazioni per le partite, passando per valutazioni, punteggi e nomine. Gli investigatori stanno esaminando anche presunte irregolarità negli esami regolamentari destinati agli arbitri, con ipotesi di modifiche alle domande, alle valutazioni e ai risultati di alcuni candidati.

Il ministro della Giustizia turco, Akin Gurlek, ha dichiarato che l'operazione è stata avviata dopo un'approfondita valutazione degli elementi raccolti durante l'indagine. Le autorità hanno effettuato perquisizioni giudiziarie nelle abitazioni, nei luoghi di lavoro e negli uffici delle persone coinvolte. Per ricostruire la rete di rapporti e le presunte condotte illecite, gli investigatori avrebbero esaminato materiale proveniente da fonti diverse: ricerche open source, documentazione del Consiglio investigativo turco per i crimini finanziari, dati relativi al traffico telefonico, testimonianze di denuncianti e persone informate sui fatti, oltre a perizie tecniche.

Una parte dell'inchiesta riguarda in particolare i rapporti tra Gundogdu, altri arbitri, osservatori e membri del Comitato centrale arbitrale. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se tali relazioni abbiano avuto un ruolo nelle decisioni relative alle classificazioni e alle designazioni. Gurlek ha sottolineato che nessun incarico o posizione all'interno della struttura calcistica può garantire un trattamento privilegiato davanti alla legge. Il ministro ha inoltre riconosciuto la crescente preoccupazione dei tifosi per la trasparenza e l'equità delle procedure arbitrali, dichiarando che la lotta per un calcio pulito proseguirà con determinazione.

Il nome di Ferhat Gundogdu non è nuovo alle controversie che hanno accompagnato il sistema arbitrale turco. Nominato per la prima volta alla guida del Comitato centrale arbitrale nel 2021, si dimise nel 2022 per poi tornare alla presidenza nel 2024. Durante il suo primo mandato, il comitato fu protagonista di una contestata riorganizzazione delle liste arbitrali, con l'esclusione o il declassamento di diversi direttori di gara esperti. La decisione provocò forti reazioni nel mondo del calcio turco, tra cui quelle dell'allora presidente del Fenerbahce, Ali Koc, che criticò ripetutamente Gundogdu e la gestione del sistema arbitrale.

Le polemiche non si sono limitate a quella vicenda. Negli ultimi anni diversi grandi club turchi hanno denunciato presunti squilibri nelle designazioni arbitrali e sostenuto che alcune decisioni potessero favorire determinate squadre. Nel 2024 il Fenerbahce, all'epoca allenato da Jose Mourinho, arrivò a parlare pubblicamente di una presunta organizzazione clandestina capace di influenzare le partite attraverso il sistema arbitrale. In quel clima di crescente sfiducia, la Federcalcio turca introdusse anche arbitri stranieri al Var e sul campo per alcune partite di cartello della Super Lig, nel tentativo di rafforzare la credibilità delle decisioni e rispondere alle accuse di parzialità.

L'inchiesta attuale sembra però andare oltre le consuete polemiche sportive. Secondo i primi elementi, i procuratori stanno verificando se le liste degli arbitri e degli osservatori siano state modificate in modo irregolare nel 2022 e nel 2024. Al centro dell'attenzione ci sono arbitri che sarebbero stati esclusi dalle classificazioni, privati di designazioni o, al contrario, avrebbero ricevuto un trattamento di favore. Un altro capitolo riguarda gli esami regolamentari del 2025 presso il centro federale di Riva, dove gli investigatori stanno verificando le accuse secondo cui alcune domande, valutazioni e graduatorie sarebbero state alterate. L'indagine comprende infine presunte condotte di mobbing e casi di falsificazione documentale che coinvolgerebbero alcuni esponenti del Comitato centrale arbitrale.

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Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.