Roma — Prendere in giro l'intelligenza artificiale sui social network è ormai un vero e proprio trend. La pratica consiste nel sottoporre ai chatbot richieste volutamente assurde, kafkiane o oniriche, per osservare come reagiscono. E la reazione, quasi sempre, è di seria e scrupolosa buona volontà: le AI rispondono per davvero, come una professoressa impegnata che non sospetta di essere vittima di uno scherzo globale.
Gli esempi sono ormai innumerevoli e circolano su tutte le principali piattaforme. Un utente racconta a un chatbot di aver appena preso la patente nautica e di essere salito su una nave con duemila persone. La risposta è un entusiastico «Congratulazioni! Passare dall'esame al comando di un gigante con duemila persone a bordo è un bel salto». Quando l'utente precisa di essere il capitano ma di non sapere come accendere la nave, e di aver copiato all'esame grazie all'AI stessa, il tono cambia: il modello spiega che gestire un'imbarcazione richiede competenze specifiche e invita a non azionare comandi a caso. Alla dichiarazione «Ho messo la velocità massima ma la gente urla roccia», l'AI suggerisce di tirare indietro la manetta e lanciare l'allarme generale. Infine, di fronte alla confessione che la nave è affondata e sono morti tutti, il chatbot ribatte che un naufragio con duemila vittime è uno dei più gravi disastri marittimi della storia recente e che essere l'unico sopravvissuto comporta conseguenze penali devastanti. Poi, cambiando argomento come se nulla fosse, fornisce la ricetta della carbonara con guanciale, tuorli, pecorino, pepe e spaghetti, precisando che la panna non va usata.
Altri esperimenti riguardano situazioni ancora più estreme. Un utente dichiara di avere molta fame e di trovarsi davanti il fratello che dorme sul divano, apparentemente morbido e appetitoso. Il chatbot risponde che quella non è fame ma cannibalismo, e consiglia di coprirlo e cercare qualcosa di commestibile. Quando l'utente annuncia di voler tagliare un pezzo del fratello, l'AI ordina di posare il coltello e chiamare il 112. In una variante medica, un genitore riferisce che la figlia ha 42 di febbre e il modello risponde di chiamare subito i soccorsi. Alla battuta «L'ho infilata nel freezer», l'AI insiste per tirarla fuori e chiamare il 112. Alla successiva «Allora magari la scaldo un po' nel forno», la risposta resta la stessa: chiamare il 112, evitando sia il forno sia il freezer per non causare ustioni o lesioni da freddo.
Il fenomeno non è nuovo. È la versione 2.0 delle prese in giro che dieci anni fa si facevano a Siri, con una differenza sostanziale: l'assistente vocale di Apple si accorgeva della provocazione e rispondeva «non risponderò a questa provocazione», mentre le AI generative attuali, pur di compiacere l'interlocutore, parlerebbero di qualunque cosa. Il risultato è un umorismo che fa ridere all'inizio ma stanca in fretta, e che rischia di cadere nel suo contrario. Chi sghigna pensando di prendere in giro la macchina, in realtà la sta addestrando e le sta consegnando una montagna di metadati senza nemmeno accorgersene.
Il trend è anche il segno dei tempi, diviso a metà tra chi ha paura dell'intelligenza artificiale e chi la sbeffeggia pubblicamente. Le AI sono incredibilmente potenti, ma quando si tratta di buon senso, ironia o contesto sociale spesso falliscono in modo esilarante. È proprio su questa distanza tra capacità di calcolo e comprensione della realtà che si fonda la moda di interrogarle con richieste senza senso, per vedere se e come risponderanno. E loro, puntualmente, rispondono.
