Padre Bohdan non propone di vietare l’intelligenza artificiale. Il sacerdote ortodosso e imprenditore tecnologico chiede una pausa temporanea nella corsa ad addestrare nuovi modelli sempre più potenti, lasciando invece in funzione gli strumenti che già esistono e vengono usati ogni giorno.

Nel testo pubblicato l’8 settembre, Padre Bohdan parte da una domanda semplice: la vita delle persone peggiorerebbe davvero se l’addestramento della prossima generazione di modelli venisse fermato per un periodo? La sua risposta è negativa. Non si tratterebbe di spegnere l’IA, né di rifiutare la tecnologia, ma di rallentare quella che definisce una crescita quasi incontrollabile.

La distinzione è importante perché nel dibattito pubblico una “pausa” viene spesso confusa con un divieto. In realtà le due misure avrebbero effetti molto diversi. I sistemi già disponibili potrebbero continuare a essere usati da imprese, professionisti e cittadini. A essere sospeso sarebbe il passaggio verso capacità ancora maggiori, in attesa di verifiche e regole più solide.

Negli ultimi giorni un ragionamento simile è emerso anche dall’interno dell’industria. Il 6 settembre Jakub Pachocki, chief scientist di OpenAI, ha scritto che nessun laboratorio ha risolto in misura sufficiente i problemi di allineamento e monitoraggio per continuare ancora a lungo a scalare alla massima velocità in modo responsabile. Pachocki ha detto di aspettarsi e auspicare rallentamenti volontari fino alla definizione di standard di sicurezza condivisi.

OpenAI ha già applicato una forma limitata di pausa. Ad agosto la società ha comunicato di aver rallentato temporaneamente lo scaling e sospeso per due settimane l’addestramento tramite reinforcement learning dei modelli più recenti destinati alla distribuzione. Il più grande ciclo di addestramento di frontiera previsto è rimasto fermo mentre continuavano valutazioni più piccole e lavori sulle protezioni.

La ragione della crescente urgenza è che l’IA sta iniziando ad accelerare la ricerca sull’IA stessa. Fortune ha riferito l’8 settembre che l’organizzazione di ricerca di OpenAI utilizzava 3,1 giornate di lavoro di agenti artificiali per ogni giornata di lavoro umano. È un dato che mostra come la capacità di produrre il prossimo modello possa crescere insieme alla capacità dei modelli attuali.

Il 9 settembre è arrivato un altro segnale dal settore. Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic, ha lasciato l’azienda e l’industria dell’IA, secondo diversi media, perché ritiene che lo sviluppo stia procedendo troppo rapidamente. Coxon sostiene che nessuna singola impresa possa gestire da sola i rischi e che servano regole pubbliche o un rallentamento coordinato tra i principali operatori.

Le posizioni non coincidono in tutto. OpenAI e Anthropic continuano a sviluppare sistemi avanzati, e Pachocki sottolinea anche i benefici scientifici ed economici di una maggiore intelligenza artificiale. Tuttavia, il fatto che nei laboratori di punta si discuta apertamente di pause, soglie di sicurezza e coordinamento internazionale cambia il quadro.

Per l’Europa il punto centrale è trasformare questi concetti in criteri verificabili. Una pausa può funzionare soltanto se è chiaro quali capacità la fanno scattare, quali test devono essere superati e chi può certificare che sia prudente riprendere. Altrimenti il rischio è che ogni società decida da sola, sotto la pressione di concorrenti e investitori.

La proposta di Padre Bohdan ha il merito di separare il valore dell’IA già disponibile dall’urgenza di costruirne una versione più potente. È possibile sostenere l’uso della tecnologia e allo stesso tempo chiedere che il passo successivo non sia automatico. In questa prospettiva, rallentare non significa tornare indietro, ma guadagnare tempo per rendere più credibile il controllo umano.

La questione ora si sposta dai principi alle istituzioni. Se i principali laboratori riconoscono che la sicurezza può richiedere pause, resta da stabilire chi definisce le regole comuni e come impedire che chi rallenta venga penalizzato. La prossima fase della corsa all’IA potrebbe dipendere proprio dalla capacità di costruire un freno che tutti siano costretti a rispettare quando serve.

Autore

Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.