Il governo australiano ha proposto una legge che consentirà agli utenti dei social media di scegliere quali contenuti vedere nei propri feed, disattivando gli algoritmi che raccomandano post personalizzati. Il piano, annunciato dal primo ministro Anthony Albanese, rappresenta un nuovo passo nella strategia di Canberra per la sicurezza online, dopo il divieto ai social per i minori, il primo al mondo.
Secondo la bozza di legge del governo laburista, le piattaforme saranno tenute a informare gli utenti e a offrire loro una scelta sul feed predefinito tramite un messaggio pop-up. Gli utenti sopra i 16 anni potranno attivare un feed che include contenuti personalizzati raccomandati da un algoritmo oppure disattivare questi suggerimenti e vedere solo i post di persone e gruppi che scelgono attivamente di seguire. L'iniziativa è stata soprannominata «My Feed, My Way».
«Questa è una riforma sensata, pragmatica, concreta», ha dichiarato Albanese ai giornalisti. «Dà agli utenti una scelta e renderà le grandi aziende tecnologiche responsabili se non rispettano le nostre leggi». Il premier ha respinto i timori di possibili ritorsioni da parte delle big tech, molte delle quali legate al presidente statunitense Donald Trump, e ha difeso il provvedimento dalle accuse di censura: «Non si tratta di dare il controllo al governo. Si tratta di dare il controllo alle persone».
Le nuove norme introdurranno inoltre un «digital duty of care», un dovere di vigilanza digitale per gli utenti minori di 18 anni. La misura riguarderà anche giochi online, app e chatbot basati sull'intelligenza artificiale, chiamati a proteggere i più giovani da rischi specifici: dalla pornografia ai contenuti che incentivano i disturbi alimentari, dai contenuti misogini a quelli che glorificano reati o comportamenti pericolosi per la vita, fino ai materiali che causano grave disagio psicologico, incluse molestie e bullismo.
Il regolatore australiano per internet, eSafety, sarà responsabile della conformità e dell'applicazione delle norme e avrà il potere di emettere avvisi che obbligano le grandi aziende tecnologiche a rimuovere rapidamente contenuti dannosi, legati alla nudità e illegali. Gli operatori delle piattaforme dovranno documentare le misure adottate per affrontare i rischi di danno individuati per gli utenti australiani. La mancata conformità potrebbe comportare sanzioni fino a 109,2 milioni di dollari australiani, circa 79 milioni di dollari statunitensi.
Meta Platforms, proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp, e Google di Alphabet non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento dei giornali australiani che hanno riportato la notizia. Un portavoce di DIGI, il gruppo che rappresenta aziende tecnologiche come Meta, Snapchat e Google, ha difeso gli algoritmi come strumento utile agli utenti in cerca di contenuti diversificati, pur riconoscendo la preoccupazione della comunità sul funzionamento di questi sistemi e sostenendo un approccio che garantisca alle persone un controllo reale sui contenuti visualizzati.
Il governo laburista avrà bisogno del sostegno dei Verdi per approvare le norme in Parlamento, mentre liberali e nazionali, all'opposizione, hanno già anticipato la loro contrarietà, mettendo in guardia contro il rischio di censura. «Certo che ci saranno oppositori, perché qui si tratta di cambiare i rapporti di potere», ha detto Albanese, aggiungendo che l'obiettivo è togliere potere alle grandi aziende tecnologiche globali per restituirlo ai cittadini australiani. Il disegno di legge dovrebbe essere presentato al Parlamento entro quest'anno, ma dovrà affrontare una lunga indagine pubblica e trattative politiche.
La ministra delle Comunicazioni Anika Wells ha sostenuto che le big tech hanno potuto per troppo tempo condurre sperimentazioni di prodotto in tempo reale e senza regole sugli utenti australiani. «C'è un redde rationem globale in arrivo per le big tech», ha dichiarato, ricordando che è iniziato proprio in Australia con l'introduzione delle norme sull'età minima per i social media. La portavoce dei Verdi per le Comunicazioni, Sarah Hanson-Young, ha avvertito che la bozza dovrebbe prevedere una soglia più bassa per definire il danno e sanzioni calcolate come percentuale del fatturato globale.
L'Australia segue le orme del Digital Services Act dell'Unione europea, che dal 2024 impone alle piattaforme di offrire agli utenti la possibilità di disattivare la profilazione. L'avvio, tuttavia, non è stato semplice: i regolatori hanno lamentato che le piattaforme non avevano reso sufficientemente semplice la disattivazione per gli utenti. Albanese dovrebbe illustrare il piano anche all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York entro la fine del mese.
