Con le costituzioni di parte civile è entrato nel vivo a Roma, davanti alla corte d'assise, il processo a carico di Claudio Agostino Carlomagno, 45 anni, accusato di femminicidio aggravato dalla premeditazione e dal rapporto coniugale, oltre che di occultamento e vilipendio del cadavere della ex moglie, Federica Torzullo, di quattro anni più giovane. L'imputato è presente in aula ed è difeso dall'avvocato Andrea Miroli.

Il corpo della donna, colpito con 23 coltellate, è stato ritrovato il 18 gennaio scorso ad Anguillara Sabazia, sotterrato dietro la sede dell'azienda dell'imputato. Carlomagno ha confessato il delitto, compiuto nella villetta in cui la coppia viveva con il figlio di dieci anni, circa dieci giorni prima del ritrovamento del cadavere. Secondo quanto ricostruito, il movente sarebbe legato alla volontà della vittima di porre definitivamente fine alla relazione: Carlomagno avrebbe dovuto lasciare la villa di Anguillara, mentre il bambino sarebbe stato affidato in via esclusiva alla madre.

Si sono costituiti parte civile i genitori della vittima, Stefano e Roberta, tutori legali del minore, assistiti dagli avvocati Nicodemo Gentile e Pierina Manca, e la sorella Stefania, rappresentata dal penalista Carlo Mastropaolo. Sono state ammesse anche le associazioni Differenza Donna, Giardino Segreto, Insieme a Marianna, Vittime Vulnerabili di Reato, Per Marta e per Tutti e La Scuola di Atene.

Fuori dall'aula la madre della vittima, Roberta Virgulti, ha descritto la difficoltà del momento: «Non ha avuto neanche il coraggio di guardarmi in faccia, dopo il rapporto che aveva con me». Ha poi ricordato che, nonostante la separazione, l'imputato le aveva chiesto se i rapporti sarebbero rimasti gli stessi, e che lei glielo aveva garantito. «Quello che ha fatto è qualcosa di atroce», ha aggiunto, parlando di un'azione volta, a suo dire, a cancellare l'intera famiglia.

Nel suo intervento l'avvocato Miroli ha messo in dubbio la legittimità costituzionale del reato di femminicidio previsto dall'articolo 577 bis del codice penale, sostenendo che violi il principio di uguaglianza perché individua come persona offesa solo la donna, mentre l'omicidio di un uomo ricadrebbe nell'articolo 575. Il penalista ha inoltre contestato la proporzionalità delle pene, in particolare la pena base dell'ergastolo e i limiti minimi previsti in presenza di attenuanti, e ha chiesto la sospensione del giudizio con trasmissione degli atti alla Corte costituzionale.

L'avvocato di parte civile Nicodemo Gentile ha replicato che la questione è infondata. Secondo il legale, la norma non riguarda solo il sesso biologico ma le situazioni di dominio e prevaricazione, come quella in cui si sarebbe trovata Federica Torzullo, in linea con la Convenzione di Istanbul. Gentile ha richiamato anche il caso di Giulia Tramontano e ha ricordato che nel 2023 sono morte 118 donne, un numero superiore alle vittime della 'ndrangheta, sostenendo la necessità di tutelare la donna uccisa in quanto tale.

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Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.