Il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Brescia ha accolto la richiesta della Procura di archiviare la posizione di Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia, accusato di corruzione nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Garlasco. La decisione, anticipata da Milo Infante su Retequattro nel corso della trasmissione «Ore 11», è stata confermata all'ANSA da fonti di palazzo di giustizia. Venditti era sospettato di aver incassato denaro per favorire l'archiviazione di Andrea Sempio nell'indagine del 2017 sul delitto di Chiara Poggi.
Secondo quanto riferito dalle stesse fonti giudiziarie, l'ipotesi di reato non viene però cancellata del tutto: «L'ipotesi di reato resta intatta, ma riguarda altre persone». Per questo motivo gli atti saranno trasferiti alla Procura di Pavia, competente per il proseguimento delle indagini su eventuali altri soggetti coinvolti. La posizione di Venditti, dunque, si chiude con un'archiviazione, ma il filone principale dell'inchiesta rimane aperto e approda in un altro ufficio giudiziario.
La vicenda si intreccia con il processo in corso a Milano davanti alla terza sezione penale, dove è imputato Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, per «dichiarazioni gravemente diffamatorie» nei confronti dello studio Giarda, che aveva difeso Alberto Stasi nei processi per l'omicidio di Chiara Poggi. Il giudice Gianluca De Rosa ha respinto l'istanza della difesa di Lovati di ascoltare come testimone Andrea Sempio, ritenendo al momento non necessaria la sua deposizione. La difesa aveva prospettato la possibilità di convocarlo in aula, ma il tribunale ha rigettato la richiesta.
Lovati è finito a processo per quanto dichiarato durante una conferenza stampa il 13 marzo 2025, quando ancora rappresentava Sempio nella nuova inchiesta pavese. In quell'occasione, secondo l'imputazione, davanti ai cronisti aveva affermato che la prima inchiesta a carico di Sempio del 2016-2017 era il «risultato di una macchinazione orchestrata dalla difesa dello studio Giarda» e aveva parlato di una «manipolazione organizzata dagli investigatori dello Studio» per il prelievo del Dna al commesso. Nel procedimento sono costituiti come parti civili gli avvocati Enrico e Fabio Giarda, figli del professor Angelo Giarda, scomparso nel 2021.
Il giudice De Rosa, ammettendo gran parte delle prove e dei documenti richiesti dalle parti, ha deciso di ridurre la lista dei testimoni indicati dalla difesa di Lovati, in particolare il numero di coloro che avevano lavorato per l'agenzia investigativa Skp, che all'epoca condusse indagini difensive per conto dei legali di Stasi. Saranno invece ascoltati gli allora consulenti della difesa Stasi, Fabbri e Linarello. Il tribunale si è riservato di decidere sull'ammissione della testimonianza di una persona che, secondo la difesa di Lovati, sarebbe stata «teste oculare» del prelievo di Dna a Sempio più di dieci anni fa.
La difesa di Lovati aveva fatto presente che, all'esito dell'esame dei testi, poteva emergere la necessità di ascoltare anche Sempio, ma l'istanza è stata rigettata. Il processo proseguirà il 9 novembre, quando saranno sentite le due parti civili, gli avvocati Fabio ed Enrico Giarda. La vicenda giudiziaria, quindi, resta articolata su più fronti: da un lato l'archiviazione per Venditti a Brescia, dall'altro il trasferimento degli atti a Pavia e il procedimento milanese a carico di Lovati, che continua il suo corso con le prossime udienze.
