Fabio Colapietro era già morto quando, secondo il racconto di Christian Matheus De Oliveira Morando, nell'appartamento è cominciata la ricerca di un modo per far sparire il suo corpo. È quanto emerge dalla ricostruzione dell'omicidio di Torino, al centro di un'inchiesta che ha portato in carcere tre persone. Il nome che ricorre con più insistenza è quello di Nicole Formichetti, la professoressa indicata da Morando come la figura che avrebbe preso in mano la situazione dopo il decesso della vittima.

Secondo la versione fornita da Morando, sarebbe stata proprio la docente a dirigere le operazioni. «Nicole Formichetti è come satana. Il cadavere di Fabio Colapietro lo abbiamo fatto a pezzi insieme, ha preso lei le redini», avrebbe dichiarato l'uomo nel corso delle sue dichiarazioni. Una frase che, se confermata, delinea un quadro in cui la professoressa non avrebbe avuto un ruolo marginale, ma di regia, nella fase successiva all'uccisione. Il racconto di Morando è ora al centro della valutazione degli inquirenti, che stanno cercando di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e le responsabilità individuali.

La vicenda ruota attorno alla morte di Colapietro e alle modalità con cui il suo corpo sarebbe stato occultato. L'ipotesi investigativa, basata sulle dichiarazioni raccolte, è che l'uomo sia stato ucciso e che, in un momento successivo, sia scattata la ricerca di una soluzione per far sparire le tracce. In questo frangente, secondo Morando, sarebbe emersa la figura di Formichetti come punto di riferimento del gruppo. La professoressa, già nota per la sua attività di insegnante, si trova ora al centro di un caso che ha scosso l'opinione pubblica torinese e non solo.

Nel frattempo, i tre accusati dell'omicidio restano in carcere. È quanto stabilito dalle autorità giudiziarie, che hanno confermato la misura cautelare nei confronti degli indagati. La decisione arriva mentre le indagini proseguono e mentre gli inquirenti continuano a raccogliere elementi utili a chiarire ogni aspetto della vicenda. La posizione dei tre, già al centro delle cronache nelle scorse settimane, rimane quindi quella di persone private della libertà personale in attesa degli sviluppi processuali.

Il caso di Fabio Colapietro ha avuto un forte impatto mediatico, anche per le modalità particolarmente efferate con cui, secondo l'accusa, sarebbe stato commesso il delitto. Le dichiarazioni di Morando, che ha parlato di un cadavere fatto a pezzi, hanno aggiunto ulteriori elementi di gravità a una storia già complessa. Gli investigatori stanno ora verificando la coerenza del racconto con gli altri riscontri raccolti, per stabilire se la ricostruzione fornita dall'uomo corrisponda alla verità dei fatti e per definire con esattezza il ruolo di ciascuno degli indagati.

La figura di Nicole Formichetti, in particolare, è al centro dell'attenzione. La sua posizione sarà chiarita nel corso delle indagini, ma il racconto di Morando la colloca in una posizione di primo piano nella fase successiva all'omicidio. Sarà compito degli inquirenti stabilire se le sue parole trovino conferma in elementi oggettivi, come testimonianze, riscontri tecnici o altre dichiarazioni. Per ora, l'unico dato certo è che i tre accusati rimangono in carcere e che l'inchiesta è tutt'altro che conclusa.

La vicenda, che si intreccia con il contesto torinese, continua a essere seguita con attenzione. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il quadro accusatorio nei confronti di Formichetti e degli altri indagati si rafforzerà o se emergeranno nuovi elementi in grado di modificare la ricostruzione finora emersa. Per il momento, il racconto di Morando rappresenta uno dei tasselli principali su cui si basa l'indagine, ma la sua attendibilità dovrà essere verificata con il massimo rigore.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.