Potrebbe arrivare dalle analisi condotte a Berlino dal Robert Koch Institute la svolta nel caso della ricina che ha sconvolto Pietracatella, in Molise. Gli esperti tedeschi avrebbero individuato tracce della sostanza altamente tossica tra i 131 reperti raccolti nell'abitazione della famiglia Di Vita, tra alimenti, stoviglie e vestiti. La Procura di Larino, che indaga per duplice omicidio premeditato contro ignoti, attende ora i risultati definitivi per chiarire come la ricina sia entrata in casa e sia stata assunta dalle vittime.

Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15 anni, sono morte durante le vacanze di Natale dello scorso anno. Gli accertamenti medico-legali hanno stabilito che la causa dei decessi è stata un avvelenamento da ricina. Secondo quanto emerso dalle indagini, la sostanza sarebbe stata introdotta nell'appartamento e probabilmente ingerita attraverso un alimento o una bevanda durante la cena del 23 dicembre. Quella sera erano presenti Antonella, Sara e Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, che inizialmente aveva accusato alcuni disturbi senza però essere avvelenato.

Il direttore del Centro Antiveleni di Pavia, Carlo Locatelli, ha confermato che l'ingestione è la modalità più probabile di assunzione, ma ha sottolineato che non è ancora possibile stabilire se l'esposizione sia stata accidentale o volontaria. Anche l'avvocato di Gianni Di Vita invita a non escludere l'ipotesi dell'incidente. La posizione dell'uomo, che quella sera era a tavola con la moglie e la figlia, resta centrale nella ricostruzione degli inquirenti, che non hanno finora iscritto alcun nome nel registro degli indagati.

Dopo nove mesi di indagini, la Squadra mobile di Campobasso ha raccolto circa 200 testimonianze. Gli investigatori stanno esaminando possibili relazioni nascoste e ricerche sulla ricina, mentre attendono i risultati definitivi delle analisi sui reperti. L'attenzione è concentrata in particolare sulle modalità con cui la sostanza, difficilmente reperibile e altamente tossica, sarebbe potuta finire nella cena di famiglia.

Il caso ha avuto un forte impatto sulla comunità di Pietracatella, un piccolo centro del Molise dove le due vittime erano conosciute. La morte di una madre e di una ragazza di 15 anni durante le festività natalizie ha scosso profondamente il paese, che segue con attenzione l'evolversi delle indagini. La Procura di Larino procede con cautela, in attesa che gli accertamenti scientifici forniscano elementi utili a chiarire la dinamica dell'avvelenamento.

Le analisi del Robert Koch Institute rappresentano al momento il principale elemento su cui si concentrano gli inquirenti. Se le tracce di ricina individuate sui reperti dovessero essere confermate, si rafforzerebbe l'ipotesi che la sostanza sia stata introdotta nell'abitazione e assunta durante il pasto. Resta da stabilire, tuttavia, se si sia trattato di un gesto volontario o di un episodio accidentale, un nodo che solo i risultati definitivi delle analisi potranno contribuire a sciogliere.

Autore

Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.