Una rivolta è scoppiata nel carcere Don Bosco di Pisa, dove un gruppo di detenuti ha preso il controllo di un reparto e ha trasmesso in diretta su TikTok le fasi più concitate della protesta. Secondo le prime ricostruzioni, i reclusi avrebbero scoperto la presenza di presunte microspie all'interno delle celle e, per questo motivo, hanno chiesto un incontro immediato con la direzione della struttura e con il comandante della polizia penitenziaria. La situazione è degenerata nella tarda serata, quando i detenuti hanno eretto barricate per impedire l'accesso alle forze dell'ordine.
Il filmato diffuso sulla piattaforma social, che in breve tempo ha ottenuto migliaia di visualizzazioni prima di essere interrotto, ha mostrato le immagini della protesta. Nel video, i detenuti alternavano aggiornamenti in italiano e in albanese, ribadendo il diritto di non essere spiati. Secondo quanto emerso, si sarebbero verificati anche scontri tra reclusi e agenti. La Polizia penitenziaria, con l'ausilio di rinforzi inviati da altre sedi della regione e di operatori richiamati in servizio, è riuscita a contenere la situazione. La rivolta è rientrata all'alba senza feriti.
Il sindacato Uil Fp Polizia Penitenziaria, attraverso il responsabile Gennarino De Fazio, ha denunciato le condizioni in cui versa l'istituto pisano. «A Pisa oltre 300 reclusi sono stipati in soli 185 posti (+64%) — ha dichiarato — mentre risultano assegnati appena 185 agenti, quando ne servirebbero almeno 347 (-46%)». Una situazione definita «a dir poco precaria in condizioni normali, figurarsi quando si innescano disordini diffusi». De Fazio ha anche sottolineato il paradosso di un sistema che a Napoli Secondigliano si vanta dell'uso di jammer per bloccare i telefoni cellulari, mentre a Pisa i tumulti vengono trasmessi in diretta sui social.
La protesta riporta al centro dell'attenzione le criticità croniche del carcere toscano, da anni alle prese con problemi di sovraffollamento e carenze igienico-sanitarie. Secondo il sindacato, il sistema carcerario nel suo complesso non regge l'urto di 20mila detenuti in esubero — circa 66mila a fronte di poco più di 46.300 posti disponibili — e di almeno 20mila agenti mancanti. L'auspicio è che la Polizia penitenziaria, anche con le sue specialità e se del caso con l'apporto dei negoziatori, possa ripristinare condizioni minime di sicurezza e vivibilità. Per De Fazio, tuttavia, «è di ogni evidenza che occorrono interventi urgenti e di sistema per riorganizzare l'intero apparato», a partire dal deflazionamento della densità detentiva e dal potenziamento degli organici.
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