Il rapper Tony Boy, nome d'arte di Antonio Hueber, 26 anni, è stato arrestato dalla Polizia a Milano e condotto nel carcere di San Vittore. Le contestazioni, secondo quanto ricostruito dagli organi di informazione, riguardano la detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e il possesso di un'arma clandestina. Per il giovane artista è scattata anche una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale, ricettazione e trattamento illecito di dati.

La vicenda sarebbe iniziata nelle prime ore del mattino, quando gli agenti hanno fermato l'auto sulla quale viaggiavano il rapper e un conoscente. Dopo il rinvenimento di cocaina nel veicolo, gli accertamenti sono stati estesi all'abitazione di Hueber, in zona Città Studi. Durante la perquisizione sarebbero stati sequestrati circa quattro grammi di cocaina, otto grammi di hashish, un grammo di marijuana, una bilancia di precisione e una pistola con matricola abrasa, oltre a un caricatore e numerose cartucce di diverso calibro.

Si tratta di contestazioni che dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti. Come per qualsiasi persona sottoposta a procedimento penale, anche per Tony Boy vale pienamente il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva. Gli elementi emersi, qualora trovassero conferma nelle successive fasi del procedimento, descriverebbero comunque una situazione di indubbia serietà: un'arma con la matricola abrasa non è un oggetto scenografico e le munizioni non sono accessori da videoclip.

Durante la perquisizione, il rapper ha avviato una diretta sul proprio profilo social, chiedendo ripetutamente se le forze dell'ordine avessero il mandato di perquisizione. Un cittadino ha naturalmente il diritto di chiedere conto dell'operato delle forze dell'ordine e, se ritiene che i propri diritti siano stati violati, può rivolgersi alla magistratura. Sostenere però che, in assenza di un mandato preventivamente esibito, una perquisizione sia necessariamente illegittima significa rappresentare in maniera incompleta la legge italiana.

L'ordinamento contempla infatti specifiche circostanze nelle quali la polizia giudiziaria può procedere d'iniziativa a una perquisizione quando ricorrono i presupposti stabiliti dalla legge, fermo restando il successivo controllo dell'autorità giudiziaria nei casi previsti. Esistono inoltre disposizioni specifiche in materia di stupefacenti e armi che attribuiscono agli ufficiali di polizia giudiziaria determinati poteri di perquisizione d'iniziativa. Questo non significa che le forze dell'ordine possano entrare arbitrariamente nell'abitazione di un cittadino: ogni intervento deve rispettare la Costituzione, le leggi e le garanzie previste. A stabilire se gli atti compiuti siano stati pienamente legittimi saranno, qualora la questione venga sollevata, le autorità giudiziarie competenti, sulla base degli atti e delle circostanze concrete, e non certo una diretta social.

Durante quella stessa diretta, tra i messaggi che comparivano sullo schermo, erano presenti commenti di alcuni utenti dal contenuto denigratorio nei confronti delle forze dell'ordine. Quei commenti appartenevano agli utenti collegati alla trasmissione e non possono essere attribuiti a Tony Boy. Allo stesso modo, in assenza di elementi che lo dimostrino, non sarebbe corretto sostenere che il rapper li condividesse o li approvasse. Resta però il fatto che alcuni spettatori abbiano scelto di utilizzare quello spazio per rivolgersi con espressioni denigratorie alle forze dell'ordine mentre era in corso un'attività di polizia giudiziaria.

La vicenda impone una riflessione sul rapporto tra certi modelli culturali, i giovani e il rispetto verso le istituzioni. Non è una strofa provocatoria e non è la sceneggiatura di un videoclip: questa volta, come già accaduto in passato con altri giovani artisti rap, siamo davanti a una vicenda di cronaca giudiziaria che spetterà alla magistratura accertare nelle sue responsabilità.

Autore

Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.