La Procura di Torino ha deciso di alzare il livello delle contestazioni per gli scontri del 31 gennaio scorso, quando un corteo non autorizzato deviò dal percorso per attaccare le forze dell'ordine a difesa dell'ex centro sociale Askatasuna di corso Regina Margherita. Nell'ambito dell'indagine coordinata dal pubblico ministero Paolo Scafi, la Polizia di Stato di Torino, con il supporto delle questure di Genova, Cagliari, Firenze, Imperia e Reggio Emilia, ha notificato i decreti di fissazione degli interrogatori preventivi disposti dal gip ed eseguito 14 perquisizioni domiciliari. In totale sono 19 le misure cautelari avanzate a carico di diversi esponenti della frangia antagonista.

Le accuse, nel loro insieme, vanno dalla resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale al danneggiamento, dal travisamento al porto di oggetti atti all'offesa, fino alla rapina e, per la prima volta in questo contesto, al tentato omicidio. Tra i nomi che figurano nell'elenco degli indagati spicca quello di Stefano Millesimo, uno dei leader storici del collettivo torinese. L'udienza di convalida e le decisioni del giudice per le indagini preliminari sono attese per la fine di ottobre.

A far scattare il capo di imputazione più grave è stata la dinamica dei tafferugli di corso Regina Margherita, quando un gruppo di oltre mille manifestanti vestiti di nero e a volto coperto aveva deviato dal percorso autorizzato per assaltare le forze dell'ordine. Per oltre due ore Torino si è trasformata in un campo di battaglia. In quel caos, la furia degli antagonisti si è accanita in particolare contro una camionetta del Reparto Mobile. Al volante c'era un agente con 25 anni di servizio, rimasto intrappolato dentro il mezzo mentre gli assalitori incastravano una pesante pedana di legno nel parabrezza e vi appiccavano il fuoco. Quando la portiera è stata circondata, dalla folla si è alzato il grido: «Tu da qui non esci». L'uomo è stato salvato solo dall'intervento di due colleghi della Guardia di Finanza, che si sono lanciati tra una pioggia di pietre per strapparlo alle fiamme.

Il quadro drammatico si somma a un bilancio pesante di violenze: 103 appartenenti alle forze dell'ordine feriti con prognosi fino a 100 giorni, vetrine devastate, arredi urbani distrutti e un secondo poliziotto accerchiato, spogliato del casco e preso a martellate da un gruppo di incappucciati. L'indagine non si ferma però agli scontri di gennaio. Il pm ha sul tavolo un altro dossier: i disordini scoppiati il 25 luglio durante l'assedio dei No Tav al cantiere di Chiomonte, quando contro una camionetta dei Carabinieri era stata lanciata una bomba Molotov. L'innesco aveva proiettato le fiamme sul mezzo militare mentre gli uomini dell'Arma si trovavano a un passo. Anche per quell'episodio la Procura sta valutando di applicare un capo d'accusa analogo, tracciando una continuità tra l'estremismo torinese e la guerriglia della Val di Susa.

Davanti al pugno duro della magistratura, il centro sociale risponde con un comunicato ufficiale in cui bolla le richieste di custodia cautelare come «tentativo di punire alcuni per una giornata che rimane nella storia». Gli attivisti definiscono il corteo del 31 gennaio una «manifestazione di rabbia popolare con 50mila persone» e accusano le forze dell'ordine per «l'uso massiccio di lacrimogeni sparati ad altezza uomo». Nessuna autocritica, anzi un rilancio della mobilitazione in vista delle prossime adunate di piazza del 24 ottobre.

Soddisfazione, invece, tra gli agenti. Luca Pantanella, segretario generale provinciale di Torino della Federazione Sindacale di Polizia, dichiara: «Dopo mesi di indagini sta finalmente emergendo ciò che denunciamo da tempo: l'esistenza di una vera e propria organizzazione criminale dotata di una regia che coordina, progetta e ordina assalti. Il 31 gennaio abbiamo assistito a un'aggressione frontale allo Stato, avvenuta peraltro con la copertura politica di esponenti della sinistra e dei sindacati che erano presenti al corteo per difendere un'occupazione abusiva durata trent'anni. Askatasuna rappresenta il male assoluto per Torino e un cancro per la Nazione. Confidiamo nella fermezza dei giudici contro questi nemici dello Stato che stanno spingendo lo scontro verso la soglia del conflitto armato».

Ora la parola passa al gip, ma la svolta è tracciata: per la prima volta l'accusa di tentato omicidio entra nel fascicolo sugli scontri di Torino, un segnale che la stagione dell'impunità per chi sogna la rivoluzione violenta sembra giunta al capolinea.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.