Il Gup di Pavia Luigi Riganti ha condannato a dodici anni di carcere Massimo Adriatici, ex assessore alla Sicurezza del Comune di Voghera, per l'omicidio volontario di Youns El Boussetaoui, il cittadino marocchino deceduto il 20 luglio 2021 dopo essere stato colpito da un colpo di pistola. La sentenza, depositata con le motivazioni, smonta però cinque anni di racconto pubblico: il giudice esclude l'aggravante contestata dall'accusa, secondo cui Adriatici avrebbe svolto «indebitamente un servizio di ronda armata e di pedinamento» nei confronti della vittima. Per il giudice quella di Adriatici era una semplice «passeggiata serale», un'abitudine confermata da diversi testimoni.

Nella ricostruzione del giudice, i due «non si erano mai visti dal vivo» e l'incontro fu del tutto casuale. La sentenza descrive l'aggressione subita da Adriatici come «ingiusta e ingiustificata»: El Boussetaoui lo avrebbe colpito al volto senza motivo mentre l'ex assessore era al telefono con la Polizia di Stato, alla quale stava segnalando il comportamento aggressivo dell'uomo nei confronti di alcuni avventori di un locale sulla piazza Meardi. Dopo il pugno, Adriatici cadde a terra e il marocchino si diresse nuovamente verso di lui «con l'univoca intenzione di aggredirlo ancora». È a quel punto che l'ex assessore sparò un colpo fatale.

Proprio qui emergono le contraddizioni che i difensori di Adriatici, gli avvocati Luca Gastini e Guido Carlo Alleva, intendono far valere in appello. Il giudice ha ritenuto che Adriatici, pur trovandosi a terra e con l'aggressore pronto a colpirlo di nuovo, abbia volontariamente deciso «nell'arco di poco più di un secondo» di eccedere nello strumento difensivo, nella consapevolezza che l'aggressione non fosse condotta con un'arma e non potesse mettere in pericolo la sua vita. Una ricostruzione che, secondo la difesa, contrasta con la stessa sentenza: il pugno arriva al secondo 50,2 del video, Adriatici tocca terra al 51,1 e El Boussetaoui si china verso di lui solo al 52,2, un secondo e un decimo dopo che l'ex assessore è già a terra.

Il giudice, inoltre, ha indicato tra le reazioni proporzionate anche la possibilità di «utilizzare la pistola che aveva a disposizione per sparare in aria», ma nello stesso paragrafo descrive l'aggressore come un uomo che «incombeva su di lui» a meno di sessanta centimetri. «Attribuire a una persona appena atterrata da un pugno e con una nuova aggressione in corso la capacità di assumere una lucida decisione costituisce un non-senso sul piano logico e fenomenologico», sostengono i difensori, ricordando che tutti e quattro i consulenti di parte — Sartori e Lagazzi per la difesa, Tonietti e il generale Fischione per la procura — hanno concluso che nella concitazione della colluttazione la capacità di agire con lucidità sarebbe venuta meno.

La condanna a dodici anni, che sarebbero stati diciotto senza la riduzione per il rito abbreviato, non ha applicato l'attenuante della provocazione, nonostante l'aggressione subita sia stata definita «ingiusta e ingiustificata». La difesa punta ora a dimostrare che Adriatici non ebbe il tempo né la lucidità per valutare la situazione e che il suo gesto fu dettato dalla paura per la propria incolumità, configurando al massimo un eccesso colposo con una pena molto più mite. La vicenda, che per anni ha avuto una forte connotazione politica, si appresta così a vivere un nuovo capitolo nei gradi di giudizio successivi.

Autore

Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.