La prima truffa documentata della storia risale al 300 a.C. e la racconta l'oratore Demostene: un tale Hegestratos, ottenuto un prestito marittimo su un carico di grano, affondò la nave che avrebbe dovuto trasportare il frumento per intascare il valore dell'assicurazione. Il piano fallì perché l'equipaggio scoprì il raggiro e l'impostore morì annegato nel tentativo di fuga. Da allora gli inganni hanno accompagnato la storia dell'uomo, e ora finiscono in un saggio di Domenico Vecchioni, «Le più grandi truffe della storia», pubblicato da Diarkos (304 pagine, 18 euro).
L'autore avverte che nel libro non c'è nulla di inventato, interpretato o modificato: una raccomandazione non superflua, visto che le vicende descritte appaiono talmente inverosimili da sembrare frutto di fantasia. L'inganno, spiega Vecchioni, nasce con la parola: appena l'essere umano ha imparato a raccontare, ha imparato anche a modificare la realtà per renderla più conveniente. La truffa è un fatto sociale oltre che penale, perché si fonda sulla fiducia, e dove c'è fiducia c'è spazio per chi vuole approfittarsene.
Tra le storie più strabilianti c'è quella di Victor Lustig, l'uomo che vendette davvero la Tour Eiffel ad alcuni francesi, molto prima che Totò nella finzione rifilasse la Fontana di Trevi a un turista. Agli inizi del Novecento girava voce che Parigi non avesse fondi per la manutenzione del monumento: Lustig organizzò una sorta di gara d'appalto e furono i creduloni a fare offerte all'imbroglione, convinti di potersi accaparrare tutto quell'acciaio. Scoperto l'inganno, la vittima non poté denunciarlo, potendo al massimo prendersela con sé stessa.
Il saggio racconta anche la vicenda di Otto Witte, uomo di circo e mitomane, che nel 1912 riuscì a farsi credere re d'Albania per cinque giorni. Preceduto da un telegramma falso che annunciava l'arrivo del principe Buhran Eddine, figlio di Habdul Hamid II, Witte sbarcò a Durazzo il 10 agosto tra una folla festante, con indosso un'uniforme da generale, e «regnò» fino a quando non fu smascherato.
Non manca la truffa letteraria di Clifford Irving, scrittore americano che confessò di aver scritto le false memorie di Howard Hughes, aviatore e regista: un raggiro che lo portò in carcere ma gli assicurò la notorietà. E poi c'è Han Van Meegeren, il più grande falsario di quadri di tutti i tempi, autore di un finto Cristo a Emmaus attribuito a Jan Vermeer che nel 1937 ingannò anche i critici più raffinati e attirò centinaia di visitatori al museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam. Van Meegeren, che viveva a Delft come il maestro, non copiava i quadri ma dipingeva immaginando come Vermeer avrebbe trattato determinati soggetti.
Il volume riserva infine spazio all'inciampo del matematico francese Michel Chasles (1793-1880), gigante della geometria proiettiva, la cui fama fu macchiata dall'acquisto di documenti in francese arcaico fasulli attribuiti a personaggi come Cleopatra e Maria Maddalena. Altre storie di imbrogli e raggiri restano da scoprire tra le pagine del libro.