Lo scrittore francese Michel Houellebecq non vede nel nostro Paese una deriva autoritaria. «Non ho la sensazione che l'Italia sia andata, o stia andando, verso il fascismo», ha dichiarato durante una conferenza stampa a Pordenone, dove ha presentato la raccolta «Tutte le poesie», edita da La nave di Teseo, nell'ambito della 27/a edizione di Pordenonelegge.

Sollecitato da una domanda sul successo elettorale dell'AfD in Germania e sul possibile rafforzamento delle destre in Europa, l'autore ha osservato che «sembra» esserci una preoccupazione diffusa, «ma l'Italia è pronta a rassicurare il resto dell'Europa». Sull'AfD, ha aggiunto: «Non saprei dire nulla di specifico».

Le parole di Houellebecq arrivano nel pieno di un dibattito politico italiano ed europeo che intreccia il tema delle destre al governo con quello della tenuta democratica delle istituzioni. La sua posizione si distingue per il tono misurato: nessuna condanna, nessun allarme, ma la constatazione che il quadro italiano non gli appare segnato da una svolta fascista.

Nella stessa giornata, da Milano, un attacco frontale al governo di Giorgia Meloni è arrivato dall'economista ed ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, intervenuto alla seconda giornata di Nova 2026, la kermesse del Movimento Cinque Stelle. Secondo Varoufakis, l'esecutivo italiano «è riuscito nell'impresa di contributo inverso alla razza umana: da un lato è riuscito a essere in sincronia con le politiche di Bruxelles che hanno causato la deindustrializzazione dell'Europa, causando la disuguaglianza che ha distrutto i nostri Paesi, e dall'altro è riuscito a sostenere il fascismo internazionale di Trump». Da qui l'appello: «Vi dovete unire per liberarvi di lei».

Le due uscite, a poche ore di distanza, mostrano quanto il tema del «fascismo» resti centrale nel confronto pubblico italiano, ma anche quanto le letture siano distanti. Da un lato la denuncia politica di Varoufakis, dall'altro la valutazione di Houellebecq, che ridimensiona l'ipotesi di una deriva autoritaria nel nostro Paese.

La conferenza stampa di Pordenone è stata anche l'occasione per presentare la raccolta poetica dell'autore francese, pubblicata da La nave di Teseo. Un appuntamento che ha richiamato l'attenzione del pubblico e della stampa, in una delle rassegne letterarie più seguite del panorama italiano.

Sullo sfondo restano i temi che attraversano il dibattito europeo: l'avanzata dei partiti di destra, il peso delle politiche economiche di Bruxelles e le ricadute sociali della deindustrializzazione. Houellebecq, pur sollecitato, ha scelto di non entrare nel merito delle specificità tedesche, limitandosi a registrare una preoccupazione diffusa ma senza indicare soluzioni o scenari.

La sua posizione, in ogni caso, si inserisce in un quadro in cui l'Italia è spesso indicata come laboratorio politico per l'Europa. La tesi dello scrittore è che il Paese non stia scivolando verso un regime autoritario, e che anzi possa rappresentare un elemento di stabilità e rassicurazione per il resto del continente.

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere, ma il dibattito resta aperto. Mentre una parte della sinistra continua a denunciare rischi per la democrazia, la valutazione di Houellebecq offre una lettura diversa, che sposta l'attenzione dalla contrapposizione ideologica all'analisi dei fatti.

La presentazione di Pordenone si è chiusa senza ulteriori dichiarazioni di rilievo, ma le sue parole continueranno ad alimentare il confronto pubblico nelle prossime settimane, in un momento in cui il tema delle destre europee resta al centro dell'agenda politica.

Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.