A Roma apre al pubblico la mostra «Ingranaggi Celesti», allestita al Museo astronomico e copernicano di Villa Mellini e dedicata al meccanismo di Antikythera, un antico dispositivo a ingranaggi che gli studiosi considerano il più antico calcolatore analogico conosciuto. L'esposizione, in programma dal 7 novembre 2026 al 21 aprile 2027, presenta una ricostruzione funzionante del meccanismo, la prima di questo tipo esposta al di fuori della Grecia.

Il meccanismo fu ritrovato nel 1900 da pescatori di spugne nelle acque vicino all'isola di Antikythera, nel mare Egeo, all'interno del relitto di una nave d'epoca romana affondata intorno all'80 avanti Cristo. I frammenti furono consegnati a un museo nel 1901, ed è in quel momento che ci si rese conto che si trattava di una macchina e non di un semplice oggetto di bronzo corroso. I reperti sono oggi esposti al Museo Archeologico Nazionale di Atene. Le iscrizioni presenti sul dispositivo suggeriscono una costruzione tra il 150 e il 100 avanti Cristo, forse nell'isola di Rodi.

Il meccanismo era in grado di prevedere le fasi lunari, la posizione del Sole, le eclissi, il moto dei pianeti e i giorni del calendario. Per decenni gli studi sono proceduti per gradi. I primi lavori furono condotti dagli studiosi Svoronos e Rehm, mentre Derek de Solla Price propose l'idea che si trattasse di un calcolatore analogico. Più tardi Michael Wright utilizzò la tomografia computerizzata per studiare gli ingranaggi, una tecnica che permetteva di osservare la struttura interna senza danneggiare i frammenti. Tra il 2003 e il 2004 un progetto di tomografia a raggi X, guidato da Edmunds, Seiradakis e Moussas, ha consentito di leggere ulteriori dettagli dei meccanismi interni e del loro collegamento reciproco.

Sulla base di questi dati il team FRAME ha realizzato repliche funzionanti del meccanismo, costruite con utensili manuali ed elettrici, senza l'impiego di macchine a controllo numerico. È questa replica a essere presentata nella mostra romana, che permette ai visitatori di osservare il movimento degli ingranaggi e di comprendere il principio di funzionamento di un dispositivo costruito oltre duemila anni fa. Il lavoro di ricostruzione mostra come la complessità del congegno sia stata affrontata con mezzi artigianali, un elemento che gli organizzatori considerano parte del valore didattico dell'esposizione.

La mostra è visitabile il sabato e la prenotazione è obbligatoria online. Il biglietto intero costa 10 euro, quello ridotto 8 euro. L'iniziativa offre al pubblico italiano l'occasione di vedere da vicino uno dei manufatti più studiati della tecnologia antica, a lungo conosciuto soprattutto attraverso i frammenti custoditi in Grecia, e di confrontare le ipotesi degli studiosi con una macchina che riproduce, per quanto possibile, il funzionamento originale.

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Autore

Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.