Il Senato ha approvato all'unanimità, in lettura definitiva, il disegno di legge che riforma il sistema del cinema e dell'audiovisivo italiano. Il testo sostituisce la legge 220 del 2016, la norma che finora ha regolato il settore, e introduce due nuove strutture: un Forum del cinema e dell'audiovisivo, organismo consultivo permanente, e un'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo. Il provvedimento porta come prima firmataria la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.

Alla votazione ha assistito il regista Pupi Avati, che da mesi sosteneva il progetto di legge e ha espresso emozione e riconoscenza per il risultato. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito «storico» il voto dell'Aula. Il Forum, secondo quanto previsto dal testo, non comporta nuovi oneri per la spesa pubblica, mentre il Governo è delegato a riorganizzare il settore attraverso decreti attuativi che dovranno definire la struttura operativa dei nuovi organismi.

Sul fronte dei finanziamenti, la riforma prevede una programmazione triennale, con l'obiettivo di dare al settore una prospettiva di medio periodo invece di interventi annuali. Sono previste procedure semplificate e tempi certi per l'erogazione dei contributi, oltre a controlli più stringenti sull'uso delle risorse pubbliche. Il testo introduce misure dedicate alla produzione indipendente, alle opere prime e seconde e ai giovani autori, con criteri di accesso specifici per le produzioni audiovisive di dimensioni più contenute, che spesso faticano a competere con i grandi progetti.

Il provvedimento affronta anche due temi che negli ultimi anni hanno pesato sull'industria: la tecnologia e la pirateria. Sono fissate regole sull'intelligenza artificiale a tutela dei diritti di autori e interpreti, in un momento in cui l'uso di sistemi generativi solleva interrogativi sulla titolarità e sul compenso delle opere. Parallelamente vengono introdotte misure contro la diffusione illegale dei contenuti. Un piano nazionale punta inoltre a riaprire e ammodernare le sale cinematografiche, un tema centrale per la distribuzione e per il pubblico.

La riforma interviene sulla condizione dei lavoratori dello spettacolo, con una revisione della copertura previdenziale e dell'indennità di discontinuità, insieme alla rete degli ammortizzatori sociali. Si tratta di una categoria caratterizzata da rapporti di lavoro intermittenti, per la quale i periodi senza impiego sono frequenti e incidono sui contributi versati.

Restano però diversi nodi aperti. Molte misure non sono ancora operative e richiedono decreti attuativi, e l'entità dei fondi necessari alla loro applicazione non è ancora chiara. Alcuni emendamenti sono stati ritirati e trasformati in ordini del giorno, che il Governo sarà chiamato a seguire nelle fasi successive. Pupi Avati ha inoltre criticato il peso della politica nella nomina dei componenti delle commissioni, un aspetto che il dibattito dei prossimi mesi dovrà chiarire. Il passaggio al Senato chiude l'iter parlamentare, ma l'efficacia concreta della riforma dipenderà dalla rapidità e dalla qualità dei provvedimenti attuativi.

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Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.