La bandiera della Palestina non sventolerà alla Mostra del Cinema di Venezia. A chiarirlo è il direttore artistico Alberto Barbera, intervenendo sulla petizione lanciata dagli attivisti di Venice4Palestine: nessun veto, ma una scelta dettata dal regolamento del festival lagunare. «Non ci sono margini, nel senso che la Biennale può esporre soltanto le bandiere degli Stati riconosciuti dal governo italiano», ha dichiarato Barbera.
Il direttore ha poi precisato la posizione dell'istituzione veneziana rispetto alla questione: «La Biennale non fa azioni politiche, non prende parte direttamente, lo fa attraverso il lavoro che svolge attraverso i film e propone la difesa assoluta e rigorosa della libertà di espressione, della creazione di uno spazio aperto a tutti, di discussione e di confronto». Il tema era stato sollevato nei giorni scorsi dalla conduttrice delle due serate della kermesse, Greta Scarano, che al photocall si era presentata con un ventaglio pro Palestina.
Nel frattempo, la 83esima edizione della Mostra prosegue con i grandi nomi sul tappeto rosso nonostante le assenze di alcune major. Barbera ha elogiato in particolare George Clooney, premiato con il Leone d'oro, definendolo una persona «straordinaria, generosissima e attentissima ai fan e ai giornalisti». Attesa anche per l'arrivo dei fratelli Gallagher, che presenteranno il documentario sulla reunion degli Oasis, arrivato a sorpresa a giugno: «Ci saranno. Questo è uno dei migliori film musicali di tutti i tempi», ha affermato il direttore.
Sul ruolo della rassegna nella corsa alle statuette hollywoodiane, Barbera ha rassicurato: «Manteniamo intatto il privilegio di essere una piattaforma di lancio per i film che aspirano agli Oscar, e ce ne sono parecchi». Fuori dal programma, invece, l'atteso capitolo finale di Dune, la cui assenza è dovuta a tempi tecnici: «Uscirà a Natale», ha rivelato Barbera, spiegando che Denis Villeneuve è in piena post-produzione a causa dei tantissimi effetti speciali e che il film sarà pronto solo all'ultimo momento.
