La Commissione europea ha aperto un procedimento formale per accertare se abbia violato il Digital Services Act (Dsa) nella gestione dei rischi legati ad annunci fraudolenti e truffe di phishing. L'indagine, annunciata dall'esecutivo comunitario, riguarda anche gli obblighi di trasparenza sugli annunci sponsorizzati, che secondo Bruxelles non sarebbero stati segnalati con sufficiente chiarezza come pubblicità.
Il cuore della contestazione è la mancata diligenza nella valutazione e nella mitigazione dei rischi connessi alla diffusione di contenuti illeciti. La Commissione verificherà se il gestore della piattaforma abbia correttamente individuato i pericoli sistemici legati ad annunci falsi, come quelli relativi a strutture inesistenti, casi di furto d'identità e offerte di alloggio non conformi, che possono avere ripercussioni negative sulla tutela dei consumatori.
Sul fronte del phishing, l'attenzione si concentra sulle modalità con cui condivide i dati sulle prenotazioni e sugli ospiti con le strutture ricettive, oltre che sulla progettazione e sul funzionamento del servizio di messaggistica. Bruxelles valuterà se l'azienda abbia predisposto garanzie sufficienti a impedire che tali dati vengano utilizzati in modo improprio per operazioni di phishing o per sollecitare pagamenti fraudolenti.
Il procedimento riguarda anche la trasparenza delle inserzioni a pagamento. Le strutture ricettive possono aumentare la visibilità dei propri annunci nei risultati di ricerca pagando una commissione più elevata, ma secondo il Dsa gli utenti devono essere in grado di riconoscere chiaramente gli annunci sponsorizzati. La Commissione esaminerà se, per ogni annuncio visualizzato, gli utenti possano comprendere facilmente chi vi sia dietro, chi abbia pagato per l'inserzione, per quale motivo essa venga mostrata e come sia possibile modificare le impostazioni che determinano quali annunci visualizzare.
L'apertura di un procedimento formale conferisce all'esecutivo comunitario il potere di adottare ulteriori misure esecutive, come provvedimenti provvisori o decisioni in caso di inottemperanza. La Commissione potrà inoltre accettare gli eventuali impegni proposti da per porre rimedio alle questioni oggetto dell'indagine.
Nel briefing quotidiano con la stampa, il portavoce della Commissione per la sovranità digitale, Thomas Regnier, ha dichiarato che «Booking non sta facendo abbastanza per prevenire frodi e truffe online». Regnier ha fornito i numeri del fenomeno: in Europa il 66% delle prenotazioni alberghiere online avviene tramite Booking, mentre la stessa piattaforma segnala un aumento del 500% delle truffe tra il 2022 e il 2024, con un valore complessivo delle frodi che nel solo 2024 ha raggiunto i 4,2 miliardi di euro.
ha replicato con una nota in cui conferma «piena collaborazione» con la Commissione europea e la partecipazione costruttiva al confronto sulle questioni sollevate nell'ambito del Digital Services Act. L'azienda ha sottolineato che «la sicurezza, la fiducia e la protezione dei dati personali sono priorità assolute» e ha ribadito l'impegno a collaborare con governi, autorità di regolamentazione, forze dell'ordine e partner del settore per contrastare la criminalità informatica e le frodi online e proteggere viaggiatori e partner.
L'indagine si inserisce nel quadro dell'applicazione del Dsa, la normativa europea che impone alle grandi piattaforme obblighi rafforzati di moderazione e trasparenza. Per i consumatori italiani, che utilizzano largamente per le prenotazioni di viaggi e soggiorni, l'esito del procedimento potrebbe tradursi in nuove misure di sicurezza e in una maggiore chiarezza sulle inserzioni sponsorizzate. Non è al momento possibile prevedere i tempi della decisione, né l'eventuale entità di sanzioni, che dipenderanno dall'esito dell'istruttoria e dalla collaborazione dell'azienda.
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