I prezzi dell'energia fuori controllo rischiano di distruggere il tessuto industriale italiano. È l'allarme lanciato dal vicepresidente di Confindustria, che indica nella crescita della produzione nazionale la via per invertire la rotta dei costi energetici e sollecita un intervento immediato sulla manovra di bilancio.

Secondo il rappresentante della principale associazione degli industriali, l'aumento della produzione di energia nel Paese può contribuire a riportare i prezzi su livelli sostenibili, riducendo la dipendenza dall'estero e allentando la pressione sulle imprese manifatturiere. La questione non riguarda solo i bilanci aziendali: un'industria che paga l'energia molto più dei concorrenti europei ed extraeuropei perde competitività, taglia investimenti e, nei casi più gravi, delocalizza o chiude.

Sul fronte della legge di bilancio, Confindustria chiede di partire dall'uso efficace della flessibilità di bilancio, quantificata in circa 14 miliardi di euro. Una parte di queste risorse, secondo l'associazione, dovrebbe essere destinata a contenere il costo dell'energia per le imprese, evitando che la voce energetica diventi un fattore di espulsione dal mercato per interi comparti produttivi.

Il monito arriva in una fase delicata per l'economia italiana, stretta tra la concorrenza internazionale e la necessità di accelerare la transizione energetica. Le imprese chiedono misure strutturali, non solo interventi temporanei, perché la volatilità dei prezzi rende difficile programmare investimenti e produzione. La richiesta di Confindustria si inserisce nel dibattito sulla manovra, dove il governo dovrà bilanciare il sostegno alle imprese con i vincoli di finanza pubblica.

Il vicepresidente di Confindustria non entra nel dettaglio delle singole misure, ma indica una direzione chiara: aumentare la produzione nazionale di energia per ridurre la vulnerabilità del sistema produttivo. Una strategia che, secondo l'associazione, richiede tempi certi e decisioni rapide, perché il rischio di una deindustrializzazione progressiva è considerato concreto.

La questione energetica è da mesi al centro delle preoccupazioni delle imprese italiane, che segnalano costi superiori a quelli dei principali partner europei. In questo quadro, l'uso della flessibilità di bilancio diventa uno strumento per dare respiro a un settore che rappresenta una quota rilevante dell'occupazione e delle esportazioni nazionali.

Confindustria continuerà a monitorare l'evoluzione dei prezzi e il confronto con il governo, mentre le imprese attendono segnali concreti dalla prossima manovra. La partita si gioca su un equilibrio fragile: da un lato la necessità di non aggravare i conti pubblici, dall'altro l'urgenza di evitare che la crisi energetica si trasformi in una crisi industriale duratura.

Autore

Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.