Gli investimenti italiani in Tunisia sono aumentati del 19,4 per cento nel primo semestre del 2026, raggiungendo 190,38 milioni di dinari, circa 57 milioni di euro, contro i 159,44 milioni registrati nello stesso periodo dell'anno precedente. Lo rende noto la Tunisia Investment Authority (Tia), precisando che i nuovi investimenti hanno contribuito alla creazione di oltre 2.347 posti di lavoro. Il dato conferma una dinamica che va ormai oltre il semplice andamento degli scambi commerciali e segnala un radicamento industriale sempre più solido.
L'Italia si colloca così al quarto posto tra gli investitori stranieri in Tunisia, dopo Francia, Portogallo e Germania. Una graduatoria che, tuttavia, restituisce solo in parte il peso reale della presenza italiana nel sistema produttivo tunisino. Nel 2025 erano attive nel Paese oltre 1.000 imprese italiane, pari a più di un quarto delle società a partecipazione estera, con oltre 85.000 occupati diretti. Questa presenza si è progressivamente trasformata in un vero e proprio ecosistema industriale, concentrato soprattutto nella Grande Tunisi e lungo le regioni costiere, ma in espansione anche verso alcune aree interne.
Sul fronte settoriale, il tessile e l'abbigliamento rimangono comparti storici, ai quali negli anni si sono aggiunti meccanica, componentistica automobilistica, elettrico ed elettronica, materiali da costruzione, agroalimentare, farmaceutica, trasporti ed energia. L'elemento che oggi distingue il rapporto economico tra Italia e Tunisia è proprio il grado di integrazione raggiunto: molte imprese italiane non considerano più il Paese soltanto come un mercato di esportazione, ma come una base produttiva inserita in catene del valore transmediterranee, con fornitori locali, competenze tunisine e flussi industriali strettamente collegati all'Europa.
L'interscambio commerciale resta comunque molto rilevante. Nel primo semestre del 2026 ha raggiunto 11,427 miliardi di dinari, circa 3,39 miliardi di euro. La Tunisia rappresenta inoltre il primo mercato africano di destinazione dell'export italiano. Nell'intero 2025 gli scambi bilaterali avevano sfiorato i 6,5 miliardi di euro, con 3,4 miliardi di esportazioni italiane e 3,1 miliardi di importazioni dalla Tunisia.
La crescita degli investimenti italiani si inserisce in un quadro generale di miglioramento dei flussi verso il Paese. Nel primo semestre gli investimenti internazionali hanno raggiunto 1,929 miliardi di dinari, circa 580 milioni di euro, con un aumento dell'11,5 per cento su base annua, del 41,7 per cento rispetto al 2024 e del 58,8 per cento rispetto al 2023. Le prospettive di ulteriore espansione riguardano soprattutto i comparti a maggiore valore aggiunto: energie rinnovabili, automotive, farmaceutica, digitale, infrastrutture e logistica figurano tra i settori prioritari.
Erano già stati al centro del Forum imprenditoriale Italia-Tunisia organizzato a Tunisi lo scorso giugno, che aveva riunito circa 200 rappresentanti italiani e quasi 400 partecipanti tunisini, con incontri B2B e sessioni dedicate alla transizione energetica e digitale, all'industria avanzata, alle materie prime critiche e ai trasporti. Il rapporto economico tra Roma e Tunisi appare quindi sempre meno come un semplice scambio tra due mercati vicini. Oggi poggia su una presenza produttiva italiana profondamente radicata nel Paese e su catene industriali sempre più integrate tra le due sponde del Mediterraneo.
