Il conto alla rovescia è iniziato. Martedì l'Istat pubblicherà la lettura finale del rapporto tra deficit e Pil relativo al 2025, un dato che pesa in modo diretto sui lavori della manovra e sui margini di spesa del governo. Se la stima iniziale, pari al 3,1%, verrà confermata, l'Italia dovrà attendere il prossimo anno per chiudere la procedura Ue per deficit eccessivo aperta nel 2024. Se invece il disavanzo scenderà sotto la soglia del 3%, si apriranno spazi finanziari aggiuntivi da utilizzare nella legge di bilancio.

Le regole del Patto di Stabilità impongono a ogni Paese di mantenere il disavanzo entro limiti precisi. L'Italia, investita dalla procedura per deficit eccessivo due anni fa, deve ora dimostrare di aver rispettato i requisiti contabili e di programmazione di bilancio. Il viceministro dell'Economia Maurizio Leo ha sintetizzato la posta in gioco: un dato sotto il 3% sarebbe «una bella boccata d'ossigeno», perché aprirebbe spazi di finanza aggiuntivi rispetto a quelli già consentiti dalla flessibilità Ue in materia di energia. In altri termini, il governo avrebbe più risorse da stanziare per eventuali misure al momento del varo della legge di bilancio.

Un segnale di ottimismo è arrivato dal commissario Ue all'Economia Valdis Dombrovskis che la scorsa settimana, a Bloomberg, ha affermato che un deficit sotto il 3% «è senz'altro una possibilità». Anche il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti si è detto «non fiducioso, ma speranzoso», ricordando che la decisione non spetta al governo ma all'Istat, che agisce con assoluta indipendenza. «Come ho detto un'altra volta, l'arbitro decide, il rigore è quando l'arbitro fischia», ha spiegato.

Bilancio alla mano, i tecnici spiegano che potrebbero emergere sorprese. Le stime definitive, quelle che saranno rese note martedì, contemplano tutte le voci di spesa e di entrata calcolate sui dati reali, mentre le stime preliminari fornite la scorsa primavera tengono spesso conto solo di dati teorici. Qualsiasi scollamento rispetto ai calcoli iniziali, ad esempio una riduzione delle spese dei ministeri per il mancato utilizzo totale dei fondi, potrebbe accrescere o diminuire l'onere per lo Stato anche di miliardi. Per questo il dato dell'Istat è così atteso.

Prima di delineare il quadro delle misure, ha spiegato Leo, il governo ha «bisogno di sapere come va a finire questa storia», perché si tratta di una variabile che influirà sulle risorse a disposizione. Nel frattempo proseguono i lavori del cantiere manovra e le forze di maggioranza ragionano sulle singole misure da inserire nel provvedimento che approderà il mese prossimo in Parlamento. La lettura finale dell'Istat arriverà quindi a ridosso delle decisioni più delicate, quando il governo dovrà scegliere come distribuire le risorse disponibili tra le diverse priorità.

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Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.