La cordata italiana per l'ex Ilva «ha presentato una manifestazione di interesse come altri e i commissari la stanno valutando, avendo fissato tra l'altro un limite per la presentazione di quello che sarà poi il piano industriale». Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine del Forum Teha di Cernobbio, annunciando una «full immersion» convocata per martedì 8 settembre a Palazzo Chigi con sindacati, enti locali e imprese.

«Vedremo se la manifestazione di interesse della cordata italiana, che mi sembra piuttosto significativa perché vi hanno aderito 14 importanti aziende siderurgiche del nostro Paese, si concretizzerà, come tutti ci auguriamo, con una proposta vincolante, che i commissari dovranno giudicare in modo comparativo con le altre che eventualmente saranno presentate o resteranno in campo», ha sottolineato il ministro. Urso ha ricordato che «le proposte al momento vincolanti sono due, una di Jindal e l'altra del fondo americano Flacks», precisando che «Jindal, tra l'altro, l'ha aggiornata alla luce del decreto della corte d'appello che impone la chiusura dell'aria calda entro il 28 ottobre». «A queste due proposte, che possono sempre essere aggiornate secondo il modello competitivo della gara internazionale in atto, si sono aggiunte due manifestazioni di interesse», ha concluso.

Sulla vicenda è intervenuta anche Emma Marcegaglia, presidente e amministratore delegato di Marcegaglia Holding, che ha definito la situazione «complessa». «Abbiamo fatto una manifestazione di interesse non vincolante, stiamo facendo la due diligence tutti insieme per capire qual è il progetto che possiamo portare avanti, quindi siamo in una fase ancora interlocutoria e stiamo studiando un dossier che comunque è molto complesso», ha spiegato. Marcegaglia ha poi evidenziato come «i 14 imprenditori siderurgici più importanti d'Italia hanno fatto una manifestazione di interesse, tra questi ci siamo anche noi».

La presidente di Marcegaglia Holding ha posto l'accento sulle difficoltà legate alla sentenza della Corte d'Appello che ha «di fatto decretato la chiusura dell'area a caldo che era un po' il cuore dell'ex Ilva, dove c'era la maggior parte dei lavoratori diretti e anche dell'indotto». «Si tratta di capire che cosa si può fare con queste limitazioni», ha aggiunto, sottolineando che «senza la parte a caldo quello che oggi si può fare è importare semilavorati, perché in Europa non si trovano». Marcegaglia ha infine lanciato un monito: «Bisogna stare molto attenti che l'Europa non imponga limiti alle importazioni perché questo ucciderebbe qualsiasi progetto nell'ex Ilva».

Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.