Il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha definito il boom dell'intelligenza artificiale il cambiamento più determinante per l'economia americana e mondiale di tutta la sua vita. Intervenendo a margine delle assemblee del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale a Bangkok, Warsh ha spiegato che l'avvento di questa tecnologia rappresenta una trasformazione epocale, con effetti che si propagheranno ben oltre i mercati finanziari.
Secondo il numero uno della banca centrale americana, l'espansione dell'IA e i colossali investimenti che genera sono già diventati il principale motore della crescita economica e del commercio mondiale, alimentando al tempo stesso il rally delle Borse a Wall Street e in Asia. Warsh ha però invitato a distinguere tra l'entusiasmo di breve periodo e le conseguenze di lungo termine, sottolineando che il cammino non sarà privo di turbolenze.
«Direi che l'avvento di questa nuova tecnologia costituisce probabilmente il cambiamento più determinante per l'economia americana e mondiale di tutta la mia vita», ha dichiarato Warsh durante una conversazione con la direttrice generale del Fmi, Kristalina Georgieva. Il banchiere centrale ha spiegato di prestare particolare attenzione, nel suo ruolo, alle implicazioni macroeconomiche del fenomeno: nel breve termine, il surriscaldamento della domanda e degli investimenti potrebbe causare un aumento dei prezzi, ma «ne deriverà, alla lunga, un vantaggio considerevole per l'economia mondiale».
Warsh ha poi delineato gli effetti attesi sull'economia reale, ammettendo che permangono ampie incertezze. «Questo trasformerà l'economia reale. Anche se non sappiamo quali saranno gli effetti sull'occupazione nei prossimi 12-18 mesi, si può comunque supporre che questa tecnologia renderà più produttive le economie e le nazioni che sapranno sfruttarla. Genererà più ricchezza», ha insistito. Il governatore ha però temperato l'ottimismo con un monito: «Vorrei che percepiste il mio ottimismo, un ottimismo però temperato da un serio senso di responsabilità». E ha aggiunto che tra dieci anni, guardando indietro, si dirà che si è trattato di un evento di portata enorme.
Il percorso verso la piena adozione dell'IA sarà, secondo Warsh, «molto accidentato». Il presidente della Fed ha riconosciuto i potenziali pericoli evidenziati in settimana dal Fondo monetario internazionale, che ha espresso preoccupazione per i rischi legati al boom dell'IA per l'economia e la stabilità finanziaria, nel caso di un'inversione di tendenza brusca dei mercati e degli investimenti, sullo sfondo dei dubbi sui profitti e sui guadagni di produttività del settore. «La strada sarà probabilmente disseminata di ostacoli: incertezze sulla nostra stessa comprensione della tecnologia, ma anche sulla struttura di mercato che finirà per imporsi. Chi riuscirà a trarne profitto? Quali conseguenze per chi ha scommesso sui guadagni, ma vede le proprie speranze scontrarsi con la realtà?», ha detto Warsh.
Sul fronte della politica monetaria, il numero uno della Fed non ha fornito alcuna indicazione sulle prossime mosse. A metà settembre l'istituto ha alzato i tassi di interesse a una forchetta compresa tra il 3,75% e il 4%, nel tentativo di contenere l'inflazione. A Bangkok Warsh si è rifiutato di anticipare scenari: «Cerchiamo naturalmente di capire cosa ci riserveranno il 2027 e il 2028, ma nessuno possiede una capacità di previsione infallibile», ha spiegato, precisando che la Fed esamina a ogni riunione i dati del momento «guardando fuori dalla finestra».
Le dichiarazioni di Warsh arrivano in un momento di forte attenzione globale per l'impatto dell'intelligenza artificiale sull'economia. Mentre gli investimenti nel settore continuano a crescere a ritmi sostenuti, le autorità monetarie e finanziarie internazionali sono chiamate a bilanciare l'ottimismo per le opportunità offerte dalla tecnologia con la cautela necessaria a prevenire possibili shock sistemici. La posizione della Fed, in questo quadro, resta improntata a un monitoraggio attento ma senza indicazioni premature sulle future decisioni di politica monetaria.
4
