Il Ministero dell'Economia e delle Finanze è al lavoro sul Documento programmatico di finanza pubblica, il primo passo verso la prossima legge di bilancio. Il testo, atteso in Consiglio dei ministri per la giornata di venerdì, potrebbe contenere una novità rilevante: un obiettivo di crescita del Pil innalzato all'1%. La legge di bilancio dovrà poi essere inviata alla Commissione europea entro il 15 ottobre.
Il focus principale della manovra sarà il taglio delle tasse per il ceto medio. L'obiettivo allo studio è ampliare lo scaglione Irpef al 33% fino ai 60mila euro di reddito annui. Il viceministro dell'Economia, Maurizio Leo, ha spiegato che «bisognerà verificare le coperture, circa 2,7 miliardi», aggiungendo che «c'è sempre un livello di decisione politica che spetta ai leader» ma che «il segnale di attenzione al ceto medio ci sarà».
Sul fronte dei giovani, l'ipotesi in campo è una flat tax del 5% sugli aumenti di reddito da un anno all'altro per i lavoratori fino a 35 anni. La misura dovrebbe essere accompagnata da un beneficio fiscale per il datore di lavoro che concede gli aumenti. La proposta ha il sostegno del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, che da settimane richiama l'attenzione sul basso livello dei salari di ingresso e sulla necessità che il mondo produttivo faccia la sua parte per una spinta sulle retribuzioni.
Intanto le Regioni chiedono più risorse per il Fondo sanitario nazionale. La Conferenza delle Regioni ha discusso dell'aumento della spesa sanitaria e dei rischi di sostenibilità del sistema, condividendo la necessità che la prossima manovra preveda un significativo incremento del Fondo. «Vogliamo collaborare con il Governo, facendo emergere le necessità reali, chiedendo delle risorse precise che trovano riscontro in un quadro finanziario documentato», ha dichiarato il presidente Massimiliano Fedriga. «Non intendiamo aprire una negoziazione fine a se stessa, ma discutere di risorse che servono alle concrete esigenze del Servizio Sanitario Nazionale e penso che questo sia un approccio serio e utile al Paese».
Sullo sfondo restano i problemi strutturali della crescita italiana. Il direttore del Servizio analisi macroeconomica dell'Ufficio parlamentare di bilancio, Libero Monteforte, in audizione sulle dinamiche del Pil nel periodo 1992-2025 in rapporto alla media Ue, ha rilevato che, al netto della breve fase di ripresa successiva alla pandemia di Covid, la crescita del Paese «è stata costantemente inferiore a quella dell'area dell'euro». Non si tratta soltanto di una questione di «mera spesa pubblica», ma di «un tema strutturale».
La conferma del dato sul rapporto deficit/Pil del 2025 di poco superiore al 3% ha fatto sfumare la possibilità di uscita dalla procedura Ue per disavanzo eccessivo aperta nel 2024. Il governo è quindi chiamato a operare scelte per confermare l'obiettivo di scendere nel 2027 sotto il 3% nel rapporto deficit/Pil e concludere la pratica con la Commissione europea. Nel frattempo l'esecutivo ha incassato la promozione dei conti pubblici da parte di Fitch, che ha rivisto le stime della crescita del Pil per il 2026 da +0,6% a +1%.
L'ultima manovra della legislatura vede una decisa pressione dei partiti di maggioranza per portare a compimento alcuni obiettivi programmatici. Il ministro Giorgetti prosegue nella sua linea di prudenza sui conti, visto l'ammontare del debito pubblico, superiore ai 3mila miliardi. La Lega chiede una finestra di pensionamento anticipato a 64 anni, che riguarderebbe 180mila persone del regime misto; per sostenere il provvedimento servirebbero 5 miliardi nel prossimo triennio. Forza Italia spinge invece per la detassazione della tredicesima. Molto dipenderà dalle risorse realmente a disposizione.
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