Nei primi sei mesi del 2026 le risorse destinate alle prestazioni della previdenza complementare hanno raggiunto 273,2 miliardi di euro, in crescita del 4,3% rispetto alla fine del 2025, con quasi 11 milioni di iscritti. Il dato di espansione convive però con una partecipazione ancora poco equilibrata: a fine 2025 gli under 35 rappresentavano il 20,8% degli iscritti e le donne il 38,8%.
Il tema è stato al centro del convegno «La sfida demografica. Ripensare Welfare e pensioni sostenibili per le future generazioni», svoltosi nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica. All'incontro hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, delle imprese, dell'accademia e del settore previdenziale, con l'obiettivo di individuare risposte all'invecchiamento della popolazione, alla denatalità e ai cambiamenti del lavoro. In apertura è stato presentato il rapporto «La previdenza complementare: lo scenario evolutivo in Italia e nel contesto europeo», elaborato dal Gruppo Tecnico «Welfare del Futuro», con il supporto di Deloitte e Mefop in qualità di advisor tecnici.
Il punto di partenza dell'analisi è il legame tra demografia, lavoro e pensioni. La denatalità e l'allungamento della vita modificano l'equilibrio tra lavoratori e pensionati, aumentando la pressione sul sistema pubblico. Silvana Perfetti, presidente di Deloitte Central Mediterranean, ha sottolineato che la previdenza complementare ha un ruolo sempre più importante per la tenuta del welfare e la sicurezza economica delle nuove generazioni. «Dobbiamo renderla accessibile a più persone, con un'attenzione particolare alle donne, che oggi rappresentano soltanto il 38,8% degli iscritti».
Per allargare la platea degli iscritti, il convegno ha evidenziato la necessità di una maggiore conoscenza delle opportunità disponibili. Capire come funziona un fondo pensione, quali benefici offre e perché convenga iniziare a risparmiare presto aiuta a prendere decisioni consapevoli. L'educazione finanziaria e previdenziale assume così un ruolo concreto nella diffusione del secondo pilastro, a partire dalla scuola e dall'ingresso nel mondo del lavoro.
Il rapporto segnala una lacuna in questo ambito: solo il 13,2% dei docenti che ha svolto educazione finanziaria nelle 33 ore di educazione civica ha trattato la previdenza, l'8,8% le assicurazioni e il 5,8% la digitalizzazione negli investimenti. Il peso di questa carenza cresce in un contesto in cui i giovani entrano sempre più spesso in contatto con contenuti finanziari non sempre verificati, attraverso social media, comunità online e influencer finanziari. Il 21% dei giovani indica i social media e gli amici come primo impulso al risparmio pensionistico.
Maria Ida Germontani, giurista d'impresa ed ex senatrice, ha affermato che una previdenza compresa è una previdenza più forte. Secondo Germontani, per ampliare la partecipazione occorre aiutare le persone a capire perché e come pianificare il proprio futuro, con un'educazione finanziaria che inizi presto e accompagni le diverse fasi della vita.
Nel dibattito è emerso anche il ruolo dei fondi pensione come investitori di lungo periodo, con attenzione alla diversificazione dei portafogli e al rapporto tra rischio e rendimento. Gli investimenti nell'economia reale possono avvicinare il risparmio previdenziale alle esigenze di sviluppo del Paese, purché offrano condizioni coerenti con gli impegni dei fondi verso gli aderenti. Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, ha ricordato che i fondi hanno la responsabilità di gestire il risparmio degli iscritti per costruire prestazioni future adeguate. Il loro orizzonte di lungo periodo, ha aggiunto, consente anche di sostenere imprese e investimenti in infrastrutture e progetti di sviluppo sul territorio nazionale, nel rispetto dei criteri di prudenza, diversificazione e tutela degli aderenti.
Le esperienze internazionali illustrate nel rapporto hanno alimentato la riflessione sul rapporto tra politiche del lavoro e protezione pensionistica. L'obiettivo è permettere alle persone di costruire il proprio risparmio previdenziale anche quando cambiano impiego o attraversano fasi di maggiore incertezza. Andrea Poggi, Head of Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte Central Mediterranean, ha osservato che il confronto europeo aiuta a capire quali condizioni favoriscano una partecipazione più ampia. Per tradurre queste esperienze in soluzioni utili all'Italia, ha spiegato, occorre partire dal lavoro che cambia e dalle prospettive dei giovani, con strumenti accessibili e comprensibili capaci di favorire la continuità del risparmio lungo tutta la vita lavorativa.
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