La versione del sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, secondo cui agli insegnanti delle scuole ebraiche non sarebbe stata richiesta alcuna presa di distanza formale dalle politiche israeliane, viene smentita da una serie di documenti resi pubblici negli ultimi giorni. A contraddire le dichiarazioni del primo cittadino sono sia i responsabili di Reggio Children, la società controllata dal Comune che promuove il modello educativo locale nel mondo, sia la rete statunitense che avrebbe dovuto portare in città 71 docenti ebrei.

Il caso ruota attorno al viaggio di studio che un centinaio di insegnanti di scuole ebraiche avrebbe dovuto compiere a Reggio Emilia dal 12 al 16 ottobre, per approfondire il cosiddetto «Reggio Emilia Approach» nel centro intitolato al pedagogista Loris Malaguzzi. Il sindaco Massari aveva sostenuto che «dal punto di vista ufficiale, come Comune e sistema di Reggio Children, una presa di distanza formale non è stata chiesta». La pubblicazione della mail diffusa dal Paradigm Project, la rete americana per insegnanti della prima infanzia delle scuole ebraiche, racconta però una storia diversa.

In quella comunicazione, resa nota dalla testata locale Reggio Sera, il network spiega che «con scarso preavviso», cioè a ridosso della partenza, «gli organizzatori di Reggio Emilia hanno chiesto, tra altre circostanze preoccupanti, che i membri del nostro viaggio di studio sottoscrivessero un impegno politico relativo a Israele e alla guerra a Gaza, e noi non abbiamo ritenuto appropriato portare il nostro gruppo sotto queste condizioni». Il Paradigm Project aggiunge di essere ancora «in dialogo con Reggio Children», nella speranza che «si possa trovare una strada per ricostruire la fiducia che è stata danneggiata».

La richiesta che il sindaco nega, dunque, sarebbe stata formulata. E prima che scoppiasse lo scandalo, a rivendicarla sarebbero stati gli stessi vertici di Reggio Children. La presidente Maddalena Tedeschi, parlando a genitori e docenti reggiani nell'assemblea del 6 ottobre, era stata esplicita, come rivela un audio registrato in quell'occasione e diffuso lunedì dal Tg regionale e da altre testate. «Abbiamo mandato uno statement, abbiamo fatto delle ulteriori richieste», spiegava, «dove si chiede individualmente, a ogni persona, di prendere le distanze dalle politiche di Netanyahu, dalle politiche governative, dall'occupazione di territori, dal genocidio». La stessa presidente domandava: «Arriveranno? Prima abbiamo la necessità di recuperare queste dichiarazioni firmate». Quindi, tra gli applausi, concludeva che «le persone che non sottoscriveranno questo, non verranno».

La posizione è stata confermata il giorno successivo da una dichiarazione trasmessa all'agenzia Ansa, con cui Reggio Children annunciava che «al gruppo di insegnanti ed educatori di scuole ebraiche atteso a Reggio Emilia dal 12 al 16 ottobre, che partecipa a titolo personale, è stata chiesta, in risposta alle preoccupazioni emerse in città, un'ulteriore presa di distanza, esplicita, dalle politiche del governo Netanyahu». A questo si aggiunge quanto riportato l'8 ottobre dalla testata Jewish Insider, che ha pubblicato parte della dichiarazione che quegli educatori avrebbero dovuto sottoscrivere: «Prendo le distanze dall'occupazione di Gaza e dalla violazione dei diritti dei bambini e degli esseri umani nei territori occupati».

Dopo la rinuncia degli americani, al centro Malaguzzi si sono presentate solo le 22 educatrici provenienti da Israele, la cui presenza è stata poi contestata dai gruppi pro-Palestina. La versione del sindaco è stata quindi smontata sia dagli insegnanti ebrei sia dai responsabili di Reggio Children: chi non condannava Israele non avrebbe potuto partecipare.

Sul caso sono intervenute anche figure istituzionali. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è detto «d'accordo al 101%» con i responsabili della comunità ebraica, tra cui il milanese Walker Meghnagi, che aveva equiparato il comportamento delle autorità di Reggio Emilia ai metodi di Goebbels. In consiglio comunale, i partiti del centrodestra hanno chiesto le dimissioni della giunta e della stessa Tedeschi, richieste respinte ieri dalla maggioranza di sinistra.

La vicenda non si esaurisce sul piano locale. Fratelli d'Italia vuole portare Maddalena Tedeschi in audizione, per metterla davanti alle sue dichiarazioni. Se ne parlerà anche in consiglio regionale e probabilmente in parlamento, dove il capogruppo di Fdi in Senato, Lucio Malan, avverte che «un episodio di questo tipo non può finire con qualche generica dichiarazione e tanto meno con gli attacchi del presidente della Regione Michele de Pascale a Walker Meghnagi, colpevole di aver espresso il suo sdegno».

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.