Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha firmato questa mattina la proroga di 15 giorni dei controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, sospendendo di fatto l'applicazione dell'accordo di Schengen con Madrid. La decisione è stata comunicata con una nota inviata alla Commissione europea e agli omologhi ministri dell'Unione europea. Il provvedimento, spiega il Viminale, si è reso necessario dopo le verifiche condotte dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, riunitosi in mattinata.
Secondo il ministero dell'Interno, permangono infatti «elevati profili di rischio per la sicurezza interna, oltre a un possibile pericolo legato a eventuali infiltrazioni terroristiche». La proroga italiana non è un caso isolato: il governo spagnolo ha risposto con la stessa misura, estendendo fino all'8 ottobre i controlli nei porti e negli aeroporti per i viaggiatori provenienti dall'Italia. Fonti del ministero dell'Interno spagnolo hanno riferito che i controlli erano stati reintrodotti da Madrid l'8 agosto e sarebbero dovuti terminare il 23 settembre, ma alla luce dell'annuncio del Viminale la Spagna ha comunicato all'Unione europea la decisione di prolungarli di altri quindici giorni. Il governo spagnolo ritiene che le circostanze che avevano portato all'adozione della misura sussistano ancora, precisando che in caso di novità potrebbe rivedere il termine.
Lo scontro politico si sposta intanto a Strasburgo, dove il tema di Ceuta continua a dominare l'agenda europea. La crisi migratoria che ha coinvolto l'enclave spagnola, con circa 70 mila marocchini entrati nella cittadina in poche ore a partire dal 30 luglio, ha lasciato strascichi che hanno portato a modificare il già fitto calendario della plenaria di settembre per ospitare un dibattito ad hoc sulla situazione umanitaria e sulla sicurezza. Nella città si trovano ancora circa 1500 migranti che non hanno fatto rientro in Marocco e che vivono in condizioni di precarietà.
Il gruppo ECR si è fatto promotore di una risoluzione il cui testo è ancora in fase di limatura e dal quale dipenderà la convergenza dei gruppi politici. La capogruppo dei Socialisti e Democratici, Iratxe Garcia Perez, ha tracciato la sua linea rossa: «Ci aspettiamo che l'Europa dimostri solidarietà» e l'eventuale accordo «lo deciderà il PPE». Se la risoluzione «si concentrerà sulle minacce all'integrità territoriale allora saremo con loro, ma se vorranno manipolare Ceuta per attaccare il governo spagnolo ci scontreremo», ha ribadito l'esponente spagnola. In sintesi, se il testo dovesse trasformarsi in un attacco all'esecutivo di Pedro Sanchez, i Socialisti e Democratici voteranno contro.
A rispondere a distanza sulle intenzioni dell'ECR è stato l'italiano Nicola Procaccini, che dal palco delle conferenze stampa ha chiarito: «Possiamo negoziare con gli altri gruppi, ma il limite invalicabile è l'esclusione di qualsiasi sostegno, esplicito o implicito, alla regolarizzazione di massa dei migranti irregolari da parte del governo spagnolo». Nel mezzo del dibattito, il commissario alla Migrazione Magnus Brunner è tornato a ribadire all'aula di Strasburgo che «l'integrità di Schengen è stata preservata». Rassicurazioni che, però, non sembrano bastare a stemperare gli animi in vista del voto previsto per giovedì.
