I servizi di intelligence europei stanno verificando se dietro la serie di allarmi bomba che ha colpito diversi scali e voli nei giorni scorsi vi sia una regia russa. Lo riferisce il Financial Times, secondo cui una delle ipotesi al vaglio è che le email con le minacce siano state inviate da attivisti filorussi o da gruppi di hacker vicini al Cremlino.
Secondo la ricostruzione del quotidiano britannico, le indagini inquadrano gli episodi come parte di una più ampia campagna di guerra ibrida condotta da Mosca contro i Paesi europei. Le minacce non riguardano un solo aeroporto: gli allarmi hanno interessato più scali e diversi voli, in un arco di pochi giorni. Proprio questa simultaneità è uno degli elementi che hanno spinto gli investigatori a non escludere una regia unica dietro gli episodi.
Gli stessi funzionari avvertono però che arrivare a identificare i responsabili è ancora molto lontano. Al momento non esiste alcuna attribuzione confermata né alla Russia né a un gruppo specifico, e il movente degli allarmi resta sconosciuto, così come l'identità degli autori materiali.
In Italia, le procure di Roma, Milano e Busto Arsizio hanno aperto fascicoli contro ignoti in relazione agli allarmi bomba che hanno interessato voli e aeroporti negli ultimi giorni. Ogni ufficio procede sugli episodi che ricadono nella propria competenza territoriale, mentre il quadro complessivo viene valutato alla luce delle possibili connessioni tra i casi. Le minacce, stando alle informazioni disponibili, sarebbero arrivate da profili cifrati, un dettaglio che rende più complessa la ricostruzione della provenienza e l'individuazione dei mittenti.
Tra le piste emerse c'è anche un possibile collegamento con hacker che avrebbero compromesso frigoriferi connessi a internet. Si tratta, però, di un'ipotesi e non di un fatto accertato: al momento non risultano prove che colleghino quell'episodio alle minacce di bomba. Gli investigatori valutano il dato come un possibile indizio sulle capacità operative dei gruppi coinvolti, senza considerarlo una conferma.
Sul piano politico, la premier Giorgia Meloni ha sostenuto che la difesa non riguarda soltanto le armi, ma anche la capacità di proteggere le infrastrutture e i sistemi digitali da attacchi di questo tipo. Il richiamo è alla vulnerabilità degli apparati collegati in rete, che possono diventare un terreno di azione per chi vuole destabilizzare un Paese senza ricorrere a un confronto militare diretto.
I media italiani hanno inquadrato l'episodio come un'escalation di attacchi informatici e di falsi allarmi, con effetti concreti sulla sicurezza dei viaggiatori e sulla regolarità del traffico aereo. Ogni allarme comporta evacuazioni, verifiche e ritardi, che pesano sugli scali e sulle compagnie anche quando la minaccia si rivela infondata.
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