Gli attentati dell'11 settembre 2001 e la successiva invasione dell'Iraq hanno segnato in modo duraturo i rapporti tra Stati Uniti e Unione europea, dividendo il blocco europeo e spingendo Bruxelles a costruire una propria voce in materia di sicurezza ed esteri. A distanza di un quarto di secolo, quegli effetti persistono ancora, alimentando una diffidenza verso Washington che si è ulteriormente acuita negli ultimi anni.
La risposta statunitense agli attacchi alle Torri Gemelle, la cosiddetta «guerra al terrorismo», innescò conseguenze profonde per l'Ue su tre fronti: la proiezione esterna, la cooperazione nei settori giustizia e affari interni e le relazioni con l'alleato transatlantico. Il momento di maggiore frattura arrivò con l'invasione dell'Iraq promossa dal presidente George W. Bush, che spaccò l'Europa in due schieramenti. Da un lato Francia e Germania guidarono l'opposizione all'unilateralismo americano; dall'altro Spagna, Regno Unito, Portogallo e Italia sostennero l'intervento, con i primi tre protagonisti del celebre vertice delle Azzorre.
L'allora Segretario alla Difesa statunitense Donald Rumsfeld descrisse quella spaccatura come la divisione tra la «Vecchia Europa» contraria alla guerra, con il suo asse Parigi-Berlino, e la «Nuova Europa», dove il baricentro si stava spostando verso est e dove si trovavano molti dei nuovi alleati della Nato. Secondo un documento dello Stockholm International Peace Research Institute, Rumsfeld mise in luce un aspetto cruciale: molti dei nuovi Stati membri dell'Ue e della Nato preferivano allinearsi agli Stati Uniti, attratti dalle loro garanzie di sicurezza, piuttosto che riporre fiducia nella Politica estera e di sicurezza comune dell'Ue, allora emergente e ancora non collaudata.
Per rispondere a quella frammentazione, Bruxelles adottò nel 2003 la Strategia europea di sicurezza sotto la guida di Javier Solana, allora Alto rappresentante dell'Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Con quel piano l'Unione intendeva definire una propria dottrina, che Solana chiamò «multilateralismo efficace», come risposta all'unilateralismo americano e fondata su un ordine internazionale basato sulla cooperazione e su istituzioni come le Nazioni Unite.
Secondo molti analisti, le guerre in Afghanistan e soprattutto in Iraq rappresentarono un punto di non ritorno per le relazioni transatlantiche, a causa dell'andamento delle campagne militari e delle giustificazioni addotte dagli Stati Uniti. La violazione delle norme internazionali durante l'invasione dell'Iraq «ha eroso il loro status egemonico», osserva Zachary Paikin in un articolo per il Centre for European Policy Studies. Uno studio del 2020 pubblicato dall'Istituto dell'Ue per gli studi sulla sicurezza rileva che nessun precedente disaccordo nelle relazioni transatlantiche aveva compromesso in modo così grave la fiducia e la solidarietà tra le due sponde dell'Atlantico.
Le successive amministrazioni statunitensi, come quella di Barack Obama, tentarono di ricucire i rapporti, ma l'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2017 cambiò nuovamente il quadro. Il suo disprezzo per il multilateralismo, il diritto internazionale e il progetto europeo, atteggiamento intensificatosi durante il mandato, fece precipitare le relazioni transatlantiche a un livello ancora più basso e spinse l'Ue a cercare una maggiore autonomia strategica.
Sul fronte interno, l'11 settembre provocò una trasformazione radicale dell'architettura di sicurezza europea, con la creazione di una rete di cooperazione di polizia, giudiziaria e penale. Ciò portò all'armonizzazione di settori prima rigorosamente compartimentati a livello nazionale, con scarso scambio di informazioni. Uno sviluppo fondamentale fu l'istituzione del mandato d'arresto europeo, che nel 2002 sostituì i canali diplomatici e le lente procedure di estradizione con una procedura più snella e automatica, efficace in tutto il blocco.
L'Ue rafforzò anche i propri strumenti operativi: i mandati di Europol ed Eurojust furono ampliati per includere la condivisione di informazioni di intelligence, la lotta al finanziamento del terrorismo e il controllo delle frontiere. La vulnerabilità del blocco alla minaccia terroristica emerse con chiarezza negli attentati di Madrid del 2004, che causarono quasi 200 vittime, e in quelli di Londra del 2005, in cui persero la vita circa cinquanta persone. Proprio quegli eventi diedero l'impulso decisivo a una nuova politica di sicurezza interna e portarono, nello stesso anno, all'adozione della prima strategia dell'Ue di lotta al terrorismo.
