La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un provvedimento di ampia portata che autorizza il presidente Donald Trump a imporre dazi fino al 100% sui cinque maggiori acquirenti di petrolio e gas naturale russi e su cinque Paesi che aiutano Mosca a eludere le sanzioni energetiche. Il disegno di legge bipartisan, promosso dal defunto senatore repubblicano Lindsey Graham, è ora in attesa della firma presidenziale e colpisce anche i settori russo dell'energia e della difesa, il presidente Vladimir Putin e altri alti funzionari, oltre alla cosiddetta «flotta ombra» di petroliere utilizzata per aggirare le misure occidentali.

Il testo aveva ottenuto un sostegno schiacciante al Senato all'inizio di agosto, meno di un mese dopo la morte improvvisa di Graham. La portata della misura è tale da trasformare il commercio energetico internazionale in un terreno di scontro diretto tra Washington e i principali partner commerciali di Mosca, con conseguenze che investono anche l'Europa e i mercati globali del greggio.

Il Cremlino ha reagito con durezza. Il portavoce Dmitry Peskov ha definito le nuove misure «sanzioni infernali» e ha dichiarato che l'imposizione di ulteriori restrizioni da parte degli Stati Uniti complicherà gli sforzi per una soluzione pacifica in Ucraina. «Naturalmente stiamo monitorando l'iter di questo documento. Si tratta di un'azione ostile», ha affermato Peskov, secondo cui l'iniziativa americana allontana la prospettiva di un negoziato.

Dalla parte opposta, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accolto con favore l'approvazione della legge, definendola «simbolica», e ha ringraziato i legislatori statunitensi. Il provvedimento, ha scritto, è «uno strumento estremamente potente in grado di fermare questa guerra terroristica e di portare la Russia al punto in cui dovrà fare la pace». Zelensky ha aggiunto che le sanzioni devono essere severe affinché tutti gli sforzi per la pace, compresi quelli diplomatici congiunti con Stati Uniti, Europa e altri partner, possano avere successo.

La Cina ha respinto qualsiasi «interferenza o coercizione» nelle proprie relazioni commerciali con altri Paesi. In conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha assicurato che Pechino mantiene una cooperazione economica e commerciale «normale» con i Paesi di tutto il mondo secondo i principi di «uguaglianza» e «reciproco vantaggio». «Tale cooperazione non è diretta contro terzi né dovrebbe essere soggetta all'interferenza o alla coercizione di terzi», ha detto Guo, interrogato sull'approvazione della legislazione statunitense. Il portavoce ha ribadito che la Cina si oppone «coerentemente» alle sanzioni unilaterali prive di fondamento nel diritto internazionale e non autorizzate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Anche l'India ha annunciato che continuerà ad acquistare petrolio da fornitori «diversificati». Il ministero degli Esteri indiano ha affermato di «rimanere fermamente determinato a garantire la sicurezza energetica dei suoi 1,4 miliardi di abitanti», obiettivo che perseguirà attraverso la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e in base all'evoluzione delle dinamiche di mercato. La Russia è un alleato tradizionale e uno dei principali fornitori di equipaggiamenti militari di New Delhi. «La parte indiana ha inoltre espresso chiaramente la propria determinazione ad adottare tutte le misure necessarie per tutelare i propri interessi commerciali ed economici», si legge nella posizione diffusa dal ministero.

L'India, terzo importatore mondiale di petrolio, è riuscita a superare la crisi energetica diversificando le fonti di approvvigionamento di greggio, in particolare grazie a un forte aumento delle importazioni dalla Russia. La posizione di New Delhi e Pechino riduce lo spazio di manovra della nuova legge americana e apre una fase di tensione commerciale con due dei maggiori acquirenti di energia russa, mentre il conflitto in Ucraina resta senza una prospettiva negoziale.

Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.