Il vertice europeo di Bruxelles doveva avvicinare l'intesa sulla strategia per calmierare i prezzi dell'energia e sul bilancio Ue 2028-2034, ma si è chiuso senza accordo. I leader dei Ventisette restano lontani su due delle partite più importanti: le regole su quanto ogni Paese deve versare e quanto ha diritto di ottenere, e le misure contro i picchi dei prezzi di gas e petrolio.
Sull'energia, tutti i leader concordano sulla necessità di varare misure a breve termine contro i rincari legati alle tensioni in Medio Oriente e all'arrivo dell'inverno. Nella bozza di documento finale si chiede alla Commissione di prorogare gli aiuti temporanei di Stato per i settori industriali più esposti. Il punto di maggiore distanza riguarda però il mercato europeo delle quote di CO2, l'Ets. La bozza in esame contiene un paragrafo che lo difende, sostenuto dai Paesi nordici, che non vogliono fare passi indietro.
Su questo fronte è intervenuta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che insieme ai leader di Grecia e del cosiddetto «blocco di Visegrad» — Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria — ha lavorato per modificare quel paragrafo. La linea rivendicata da Meloni in Parlamento è che «la decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione». In Senato, la premier aveva anche chiesto di rinviare ancora l'Ets2, il nuovo mercato della CO2 che dal 2028 farà pagare ai fornitori il carbonio di carburanti e riscaldamento, un sistema che a suo avviso «scaricherebbe nuovi costi su famiglie e imprese». Italia e Repubblica Ceca hanno chiesto di inserire nelle conclusioni un passaggio che affidi alla Commissione Ue un'analisi dell'impatto sociale ed economico dell'Ets2. Germania, Svezia, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Spagna hanno proposto un testo di compromesso, sul quale non era ancora stata raggiunta un'intesa.
In parallelo, Meloni ha rilanciato la richiesta di maggiore flessibilità sui conti pubblici, già contenuta nella lettera inviata il primo ottobre a Ursula von der Leyen. Secondo la posizione italiana, in una situazione di emergenza, quando un fattore esterno come i rincari energetici fa lievitare inflazione e costi, le regole del Patto di stabilità permetterebbero alla Commissione di concedere più margine. Meloni aveva annunciato di voler chiedere che «lo shock energetico e inflazionistico venga adeguatamente considerato nel calcolo della spesa consentita dalle regole europee». A Bruxelles la sua richiesta è stata appoggiata dal greco Kyriakos Mitsotakis. Von der Leyen si è limitata a chiedere cautela sui conti pubblici e ha indicato nella proroga degli aiuti di Stato l'unica misura possibile «nel brevissimo periodo».
Quanto al bilancio pluriennale dell'Ue, il presidente del Consiglio europeo António Costa ha ribadito l'intenzione di chiudere la pratica entro fine anno, ma anche su questo non c'è accordo. I cosiddetti «frugali» — i Paesi ricchi contributori netti che vogliono un bilancio Ue più piccolo, tra cui Germania, Austria e Paesi Bassi — hanno bocciato la bozza della presidenza irlandese, che per i sette anni prevedeva un budget di 1.622 miliardi di euro, 140 miliardi in meno rispetto alla proposta della Commissione. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha detto che occorre tagliare molto di più.
Per Meloni rispettare la scadenza di fine anno non è una priorità. «Noi firmeremo un accordo solo quando sarà un accordo giusto per l'Italia», aveva fatto sapere prima di partire per Bruxelles. Insieme al presidente rumeno Nicusor Dan, prima dell'inizio del summit ha radunato gli «Amici della Coesione», i leader di diciassette Paesi tra cui Spagna e Polonia, che hanno deciso di restare uniti nel negoziato attorno a quattro punti: risorse sufficienti per affrontare tutte le priorità comuni; salvaguardare coesione e agricoltura sia sul piano delle risorse sia su quello delle regole di finanziamento; contribuzioni eque da parte degli Stati membri; no agli sconti sui contributi nazionali.
A Bruxelles è arrivato anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che prenderà parola al tavolo del Consiglio. Zelensky ha ringraziato l'Ue per il supporto ricevuto, definendolo fondamentale, e ha sottolineato la necessità di prepararsi all'inverno. Lo scenario ucraino è complicato dalla decisione di Donald Trump di sospendere le sanzioni sul gasolio russo, che Meloni ha definito «molto rischiosa». A una dichiarazione a Repubblica ha replicato un portavoce della Casa Bianca, secondo cui Trump ha negoziato un altro grande accordo per fornire al mercato globale enormi quantità di diesel e abbassare i prezzi.
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