La Finlandia ha completato circa 200 chilometri di barriera lungo il confine orientale con la Russia, un’infrastruttura distribuita in decine di tratti e non una recinzione continua sui circa 1.340 chilometri di frontiera. La Guardia di frontiera finlandese ha selezionato le aree in base al rischio operativo e al rapporto tra costi e utilità.
Nei settori scelti il sistema comprende una recinzione alta circa 4,5 metri, sorveglianza tecnica, una rete di strade di servizio e una fascia sgombra larga circa 25 metri. L’obiettivo è rilevare più rapidamente gli attraversamenti non autorizzati, rallentare chi tenta di superare il confine e consentire alle pattuglie di raggiungere il punto segnalato in tempi più brevi.
I primi tratti pilota sono stati costruiti a Imatra e Salla nel 2023. La fase principale si è sviluppata tra il 2024 e il 2026, mentre i lavori su larga scala nell’area di Nuijamaa sono iniziati nell’agosto 2024. Secondo Yle, circa 140 chilometri si trovano nel sud-est del Paese, 35 nella Carelia settentrionale e 25 tra Kainuu, Koillismaa e Lapponia.
Con la chiusura dei cantieri è arrivata anche una cifra finale più bassa rispetto ai circa 380 milioni di euro indicati in precedenza come costo del progetto. La Guardia di frontiera stima ora una spesa di 356 milioni, 22 milioni in meno rispetto al budget originario di 378 milioni. Centinaia di imprese hanno partecipato ai lavori; nei giorni di picco erano impegnate circa 600 persone e 150 macchine. Le procedure relative ai terreni e agli indennizzi hanno coinvolto circa un migliaio di proprietari.
Helsinki presenta la barriera come una risposta al nuovo contesto di sicurezza creato dall’invasione russa su larga scala dell’Ucraina nel 2022 e al rischio di migrazione strumentalizzata. Nel 2023 più di 1.300 richiedenti asilo e migranti arrivarono alla frontiera finlandese attraverso la Russia senza la documentazione normalmente richiesta. Dopo quella pressione, la Finlandia chiuse progressivamente i valichi terrestri.
La ministra dell’Interno Mari Rantanen, parlando lunedì vicino a Nuijamaa, ha detto che in futuro potrebbe essere necessario valutare se costruire altri tratti. Ha inoltre chiesto un maggiore contributo dell’Unione europea per finanziare progetti di frontiera negli Stati membri orientali. Il punto politico è rilevante anche per gli altri Paesi Schengen: la barriera è finanziata da Helsinki, ma protegge una parte della frontiera esterna dell’Unione.
Il cantiere fisico non esaurisce però la politica finlandese verso il confine russo. Il governo ha proposto il 3 settembre di prorogare fino al 31 dicembre 2028 la legge temporanea contro la migrazione strumentalizzata, senza modificarne il contenuto. La norma permette, in condizioni definite e quando le misure ordinarie non bastano, di adottare strumenti eccezionali per proteggere sovranità e sicurezza nazionale.
La data del 2028 non è invece una scadenza fissata per la chiusura dei valichi. Il blocco dei punti di attraversamento terrestri è una misura separata: essi sono chiusi senza interruzione dal 15 dicembre 2023 e il governo ha stabilito a giugno che resteranno chiusi fino a nuovo avviso.
La Finlandia entra quindi nella fase di gestione di un sistema composto da tre elementi distinti: recinzione e sensori sui tratti più sensibili, valichi terrestri chiusi e strumenti giuridici d’emergenza. Se la valutazione futura porterà a nuovi cantieri, il confronto si sposterà inevitabilmente anche a Bruxelles, dove Helsinki vuole trasformare la sicurezza del confine orientale da spesa nazionale a responsabilità europea più condivisa.
